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Thibault (il cognome resta anonimo) è il primo paziente tetraplegico al mondo a tornare a camminare e a muovere le braccia grazie a una tuta robotica, più precisamente un esoscheletro a quattro arti controllato con la mente. Certo, l’autonomia è un’altra cosa – riconoscono gli esperti che hanno messo in piedi il progetto – e ci vorrà ancora diverso tempo per migliorare la tecnologia e portarla fuori dal laboratorio. Ma per chi ha passato anni nell’immobilità questi primi passi rappresentano una speranza concreta. Lo studio è descritto su Lancet Neurology.

Come funziona l’esoscheletro

Gli scienziati dell’Università di Grenoble hanno sviluppato una tuta robotica che può ospitare un paziente tetraplegico che ne controlla gambe e braccia con il pensiero. La persona, nella fattispecie Thibault, ha potuto trasmettere i comandi grazie a due impianti cerebrali sopra la corteccia motoria – due piastre con 64 piccoli elettrodi impiantati sopra la dura madre (quindi non direttamente nel cervello per cercare di scongiurare gravi infezioni) che raccolgono l’attività cerebrale dell’uomo e la trasmettono wireless a un computer.

(immagine: LaBreche/ Fonds de dotation Clinatec)


Questo a sua volta, grazie a un algoritmo di machine learning, traduce i segnali in comandi per l’esoscheletro robotico.

E Thibault ce l’ha fatta. In due anni di sperimentazione ha camminato per 145 metri, raggiunto e toccato oggetti nello spazio tridimensionale con il 71% di successi.

Un percorso a tappe

I risultati non sono arrivati subito. C’è voluto del tempo perché Thibault fosse pronto a controllare l’esoscheletro. Innanzitutto i ricercatori hanno scansionato il cervello di Thibault per raccogliere i dati dell’attività cerebrale quando pensava di muovere braccia e gambe, informazioni indispensabili per istruire l’algoritmo che avrebbe parlato alla componente robotica. Poi, dopo l’impianto chirurgico, il ragazzo si è allenato a comandare un avatar a forma di esoscheletro in una sorta di videogioco, e solo quando i ricercatori hanno ritenuto avesse acquisito abbastanza dimestichezza Thibault è stato inserito all’interno della tuta e ha mosso i primi passi, ottenendo risultati anche migliori che con l’avatar.

Muoversi nell’esoscheletro

La tuta robotica pesa 65 chili e, per quanto sofisticata, non ha tutti i gradi di libertà del corpo umano. Inoltre non è ancora dotata di un sistema di stabilizzazione, pertanto Thibault è sempre stato imbragato al soffitto per evitare di rovinare al suolo. Movimenti ben lungi da essere simili a quelli naturali: il sistema non è certo pronto per uscire dal laboratorio, riconoscono i suoi ideatori.

Ma per Thibault è stata comunque un’emozione: “Mi sono sentito come il primo uomo sulla luna. Non camminavo da due anni. Avevo dimenticato di essere più alto di molte persone nella stanza. È stato davvero impressionante”.

“Il nostro è il primo sistema di cervello-computer wireless semi-invasivo progettato per un uso a lungo termine per attivare tutti e quattro gli arti”, ha spiegato Alim-Louis Benabid dell’Università di Grenoble. “Precedenti studi cervello-computer hanno utilizzato dispositivi di registrazione più invasivi impiantati sotto la membrana più esterna del cervello, dove alla fine smettono di funzionare. Erano anche collegati a fili, limitati alla gestione di movimento in un solo arto, o concentrati sul ripristino del movimento dei muscoli dei pazienti“.

I prossimi passi

Dopo il fallimento del primo paziente (gli elettrodi avevano smesso di funzionare poco dopo l’impianto), la sperimentazione che ha coinvolto Thibault è considerata un successo e la proof of concept, la prova cioè che il sistema funziona nel tempo (dopo più di due anni dall’impianto tutto funziona regolarmente) e che può essere replicato. Tant’è che i ricercatori pensano di espandere la sperimentazione a altre tre persone.

Siamo però ancora all’inizio di un viaggio. Il prossimo obiettivo sarà implementare la tecnologia per consentire ai pazienti di camminare e mantenersi in equilibrio in modo autonomo, senza essere assicurati al soffitto. “Ciò di cui abbiamo bisogno è una maggiore velocità di calcolo – non abbiamo ancora i tempi di reazione”, ha specificato Benabid. Su 64 elettrodi per impianto, infatti, se ne riescono a usare solo 32, il che significa che il potenziale per leggere meglio il cervello c’è ma servono interfacce cervello-macchina più potenti.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Vaccini e autismo, perché la frode di Wakefield continua a essere citata?

Secondo una ricerca, lo studio bufala sul presunto legame è stato citato oltre mille volte: in molti casi non viene sottolineato che l’articolo è stato ritirato e perché. Questo potrebbe essere fuorviante per il pubblico

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(foto: Anthony Devlin/PA Images via Getty Images)

Proprio quest’anno l’antivaccinismo è stato considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tra le dieci più gravi minacce per la salute dell’umanità. E a contribuire alle paure e alla diffidenza nei confronti dei vaccini, incredibile ma vero, c’è ancora Andrew Wakefield, medico ormai radiato inglese e autore di una vera e propria bufala, o ancora meglio una frode. Per chi non lo ricordasse, nell’ormai storico documento, pubblicato su The Lancet nel 1998, Wakefield metteva in evidenza un’associazione tra vaccino trivalente contro morbillo, pertosse e rosolia e l’enterocolite autistica, una patologia caratterizzata da sintomi gastrointestinali e disturbi cognitivi riconducibili al disturbo dello spettro autistico. Ovviamente tutta una bufala, tanto che poco dopo l’articolo fu ritirato, mentre il General Medical Council inglese accusò il medico di cattiva condotta, proibendogli di praticare la professione medica in tutto il Regno Unito. Ma ancora oggi, sembra che questo articolo abbia un’influenza nefasta enorme e rimanga uno degli articoli più citati di tutti i tempi. Infatti, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori di sei istituzioni del Wisconsin e appena pubblicato su Jama Network Open, infatti, il documento di Wakeflied è stato citato più di mille volte (precisiamo che il numero di citazioni può essere utilizzato per mostrare l’influenza di un articolo e per valutarne la validità). Ma perché?

Stando a un’intervista rilasciata a Retraction Watch dall’autrice Elizabeth Suelzer, del Medical College of Wisconsin, tutto nasce dai recenti focolai di morbillo negli Usa, accompagnati da preoccupanti movimenti antivaccinisti“Eravamo interessati a esaminare chi citava il documento, il modo in cui lo citavano (se negativamente o positivamente) e se ci si stava documentando dello stato ritirato dell’articolo”, spiega l’autrice. Così, il team di ricerca ha passato in rassegna 1153 articoli che citavano lo studio di Wakefield, concentrandosi sul suo ruolo nella percezione pubblica e negli atteggiamenti nei confronti dei vaccini.

Dalle analisi è emerso che le citazioni in questi studi erano per lo più negative (circa il 72%). “Nel complesso, la maggior parte delle citazioni erano negative. Siamo rimasti sorpresi, tuttavia, nel vedere che un numero significativo di autori non faceva riferimento allo stato ritirato del documento dopo il 2010”, spiega Suelzer, sottolineando che anche nel caso in cui gli autori avessero usato termini come “falso” per descrivere il documento di Wakefield, non sempre hanno precisato il ritiro dello studio. “Il mio team ritiene che documentare la ritrattazione ha un grande peso nel dimostrare che i risultati sono falsi e che, perdendo questa importante informazione, le persone potrebbero avere la percezione che il lavoro possa essere valido”.

Un po’ come succede per il dibattito sui cambiamenti climatici, spiega l’esperta nell’intervista, anche nel caso di questo documento sembra esserci una disconnessione tra ciò che accade all’interno della comunità scientifica e il modo in cui viene comunicato e condiviso con il pubblico attraverso i social media. Dai risultati di questo studio, infatti, è evidente la necessità di miglioramenti da parte di editori, database bibliografici, e software di gestione delle citazioni per garantire che gli articoli ritirati siano accuratamente documentati. “Riteniamo che la maggior parte dei ricercatori conosca l’importanza dei vaccini e possa facilmente capire perché lo studio di Wakefield fosse così imperfetto”, spiega Suelzer. “Ma per coloro che non hanno familiarità con la ricerca, come gli studenti di altre discipline e il pubblico, il numero di citazioni ricevute da questo studio ritirato può essere fuorviante. Scienziati e ricercatori devono fare un lavoro migliore per rendere più comprensibili i risultati della loro ricerca, sottolineandone la rilevanza per il grande pubblico”.





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Ivrea: il Tribunale ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma NoVax

Il Tribunale di Ivrea ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola perchè non vaccinate

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Il Tribunale di Ivrea oggi ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola dell’infanzia Villa Girelli in quanto non in regola con le vaccinazioni.

Il giudice Matteo Buffoni ha dato ragione alla scuola e riconosce «la piena legittimità del provvedimento con cui la cooperativa (la Alce Rosso, che gestisce Villa Girelli) ha opposto l’accesso alla struttura inanzi alla mancanza di documentazione vaccinale».

 





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Medicina

Amnesia immunitaria, il danno a lungo termine del morbillo

Nei bambini non vaccinati, il virus del morbillo causa la distruzione di una grossa percentuale del loro corredo di anticorpi, lasciandoli esposti per anni alle infezioni virali e batteriche

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Il virus del morbillo produce nei soggetti infettati una sorta di amnesia immunitaria: il loro organismo “dimentica” i patogeni che ha già incontrato, e poiché non li riconosce più rimane esposto a infezioni batteriche e virali. Lo rivela uno studio su campioni di sangue di 77 bambini non vaccinati colpiti dal virus nei Paesi Bassi.

L’analisi, pubblicata su “Science” da Michael Mina e Stephen Elledge dell’Howard Hughes Medical Institute di Boston, mostra che il morbillo ha eliminato dall’organismo dei piccoli gran parte degli anticorpi, le proteine che conservano la memoria dei patogeni incontrati in passato e sono perciò fondamentali per riconoscerli quando si presentano nuovamente.

Lo studio conferma i risultati di una precedente ricerca pubblicata nel 2015 sempre dal gruppo di Mina, in cui era emerso che il morbillo era in grado di sopprimere il sistema immunitario dell’organismo infettato per due o tre anni. Ciò è coerente con un dato epidemiologico rilevato negli ultimi decenni: i soggetti vaccinati contro il morbillo mostrano, a lungo termine, un’immunità estesa anche ad altre infezioni. Il dato suggerisce un effetto ad ampio spettro sul sistema immunitario, ma l’ipotesi finora non ha trovato conferma, ed è stata molto dibattuta tra immunologi e infettivologi.

Elledge e colleghi stavano perfezionando un test denominato VirusScan, in grado di identificare, da una sola goccia di sangue, tutti gli anticorpi in circolo, rilevando così con quali virus – dall’HIV all’influenza, fino all’herpes – è entrato in contatto un soggetto.

Nel corso dell’analisi, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue di bambini non vaccinati appartenenti a una comunità di protestanti ortodossi dei Paesi Bassi, colpita da un’epidemia di morbillo nel 2013. Gli autori hanno così potuto analizzare il sistema immunitario prima e dopo l’infezione.

Il test ha rilevato come previsto la presenza di anticorpi contro il morbillo. Ma gli altri anticorpi sembravano scomparsi: i bambini avevano perso tra l’11 e il 73 per cento del loro corredo immunologico, a seconda della gravità dell’infezione. Il risultato è stato confermato, con dati ancora più evidenti, da un’analoga sperimentazione sui macachi.

“Il virus è molto più dannoso di quanto pensassimo: ora sappiamo che l’infezione è un rischio a lungo termine per chi ne è colpito”, ha concluso Elledge. “Ciò mette ancora più in risalto l’importanza della vaccinazione su larga scala”.





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