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Medicina

Un punto sulle vicende dell’Ordine dei biologi e i vaccini

Dopo la donazione di 10mila euro all’associazione Corvelva per eseguire imprecisate analisi sulla sicurezza vaccinale, l’ordine del biologi è di nuovo finito al centro dell’attenzione della comunità scientifica

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Guai a usare l’appellativo di NoVax, ripetono fino allo sfinimento dall’Ordine nazionale dei biologi (l’Onb). E infatti il lessico è accuratamente generico e indefinito: sicurezza vaccinale”, “approfondimenti doverosi”libertà di scelta” sfiducia nell’industria farmaceutica”, il tutto unito alla necessità di continuare ad “approfondire e ricercare. Tutti princìpi potenzialmente condivisibili, se ci si ferma ai titoli, ma che poi nella pratica si trasformano in iniziative di discutibile valore scientifico ma dalla forte connotazione simbolico-emotiva, senza dubbio aumentate in numero e frequenza da quando è subentrata l’attuale governance dell’Ordine, presieduta dall’ex senatore Vincenzo D’Anna.

La novità degli ultimi giorni è che le gesta dell’Onb sono state riprese anche sulla rivista Nature che ripercorre tutti i più recenti accadimenti, a iniziare dall’ultimo: una donazione da 10mila euro da poco elargita all’associazione Corvelva, il cui acronimo significa Coordinamento veneto per la libertà delle vaccinazioni.

Il caso era già finito sulle cronache nazionali a fine ottobre, scatenando una serie di reazioni tra il perplesso e l’indignato, a cominciare dai docenti di biologia dell’università di Padova. E proprio nella data della pubblicazione dell’articolo su Nature, il 13 dicembre, su Change.org è arrivata un’ulteriore petizione contro D’Anna e “a tutela della corretta informazione scientifica”, che in questo momento ha quasi raggiunto le 5mila firme.

Ciò che Corvelva si propone di fare, secondo le dichiarazionidell’associazione stessa, è portare avanti una “battaglia scientifica” sui vaccini, conducendo “analisi chimiche” e “analisi biologiche” sulle soluzioni iniettabili, con lo scopo di “confutare o confermare” l’attuale stato dell’arte della ricerca mondiale in immunologia e dei relativi prodotti farmaceutici oggi a disposizione. Un obiettivo un po’ ambizioso – soprattutto perché si parla di un budget complessivo a disposizione di circa 50mila euro – messo nero su bianco e che fa parte della mission stessa di Corvelva.

Il metodo scientifico fai-da-te
Il modello di scienza che sembrano proporre Corvelva e – quindi – l’Ordine dei biologi pare una strana miscela di componenti rivoluzionarie e conservatrici. Anzitutto c’è la parte distruttiva, a cominciare dall’idea che le riviste scientifiche siano in qualche modo assoggettate al potere delle case farmaceutiche, e che dunque anche tutti gli studi relativi ai vaccini siano pilotati o abbiano esiti stabiliti a priori. Ciò porterebbe, anzitutto, ad azzerare tutta la letteratura scientifica sui vaccini, ritenuta intrinsecamente inaffidabile.

La seconda fase è quella del sospetto, che si potrebbe ricondurre al concetto di ipotesi da verificare proprio del metodo scientifico, ma che di fatto consiste nell’insinuare il dubbio. Allora i vaccini potrebbero avere effetti collaterali a lungo termine che nessuno si è mai occupato di monitorare, le soluzioni da iniettare potrebbero contenere nanoparticelle tossiche capaci di determinare danni neurologici o disabilità, in generale l’immunizzazione tramite vaccinazione potrebbe non essere abbastanza sicura, le vaccinazioni di massa potrebbero essere inutili e non necessarieai fini dell’effetto gregge, soprattutto in un momento storico in cui parrebbero non esserci epidemie o emergenze sanitarie di cui occuparsi con urgenza.

Una volta messa abbastanza carne al fuoco da schierarsi contro l’obbligo vaccinale (con argomentazioni che, se proprio non antivacciniste, sono perlomeno assonanti con la propaganda FreeVax), c’è poi la fase ricostruttiva, quella dei nuovi studi scientifici capaci di stabilire la verità. Studi coordinati da associazioni e non da enti pubblici, affidati (per quanto si può sapere a oggi) a strutture private lontane dalle università o dai grandi centri di ricerca farmaceutica, pubblicati poi sul riviste scientifiche con peer review oppure sul più modesto giornale dell’Ordine dei biologi.

Insomma, una ricerca così indipendente da essere di fatto al di fuori di tutti i canali internazionali di ricerca, così ispirata alla caccia della verità da ribaltare potenzialmente gran parte delle conoscenze scientifiche maturate in decenni di studi, e così semplice da essere condotta con poche decine di migliaia di euro e gestita da un’associazione di genitori che poco ha a che fare con la comunità scientifica. Peccato che, per ora, ai grandi annunci non abbiano mai fatto seguito risultati scientifici rilevanti, al di là delle strane idee alla Montanari-Gatti sulle particelle inquinanti. Non è noto se siano questi, o altri simili, gli studi “precedentemente finanziati, e non ancora pubblicati, che indicano la presenza di impurità e la mancanza di ingredienti attivi nei vaccini”, di cui Corvelva ha dichiarato di essere in possesso.

A oggi è stato pubblicato un solo articolo, sulla rivista online F1000research, che racconta il metodo di analisi adottato per i test di laboratorio. La peculiarità della rivista è che prevede la peer review solo dopo la pubblicazione, e a opera di revisori invitati dagli autori stessi. Curiosamente, l’unica revisione svolta finora ha bocciato l’articolo.

Figuracce internazionali
Uno dei motivi che, per quanto si può immaginare, hanno condotto Nature a occuparsi del caso è lo spostamento del dibattito sui vaccini dal piano politico a quello scientifico. Mentre la questione dell’obbligo e delle sue modalità applicative possono restare argomento di discussione, a livello mondiale i dubbi riguardo all’efficacia e alla sicurezza dei vaccini sono ormai da tempo superati, o ridotti ad aspetti molto particolari e di dettaglio. Nella comunità scientifica, insomma, non esiste più una questione vaccini, né avrebbe senso ricominciare tutto daccapo.

Dopo Xylella nel 2015 e la sperimentazione animale, il nostro Paese è di nuovo finito agli onori delle cronache internazionali per il proliferare di atteggiamenti anti-scientifici, questa volta con l’aggravante di vedere schierato in prima linea un ordine nazionale scientifico, non finanziato ma comunque sotto il diretto controllo del Ministero della salute. Se da una parte è lodevole che la comunità scientifica italiana si sia sollevata in protesta contro le ultime iniziative dell’ordine, dall’altra c’è chi – come il virologo Roberto Burioni – si chiede come si possa essere giunti fino a questo punto.



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Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

La rivista Science celebra Burioni per lotta contro no-vax

Un lungo editoriale dedicato al virologo italiano. Lui: “Lo racconterò ai nipoti”

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La rivista americana ‘Science’ celebra in un lungo editoriale Roberto Burioni, per le sue battaglie a favore dei vaccini in Italia. “Nel maggio 2016 – comincia il lungo articolo dedicato al virologo e scritto da Douglas Starr – Roberto Burioni,  dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è stato invitato a comparire in un popolare talk show televisivo per affrontare due oppositori dei vaccini: un ex Dj, Red Ronnie, e un’attrice e personaggio televisivo, Eleonora Brigliadori. Il conduttore ha dedicato gran parte del tempo alle celebrità italiane. Quindi, con solo pochi minuti ancora a disposizione, si è rivolto a Burioni. Lui si rese conto che non avrebbe avuto il tempo di fare le solite discussioni su statistiche e certezza scientifica, quindi ha lanciato un messaggio semplice: ‘La Terra è rotonda, la benzina è infiammabile e i vaccini sono sicuri ed efficaci. Tutto il resto sono bugie pericolose'”. Da quel momento, sottolinea l’editoriale, è cominciata la parabola di Burioni come paladino e difensore dei vaccini nel nostro Paese, con milioni di persone che hanno iniziato a seguirlo e ad ascoltare i suoi consigli. “Il medico ha ripreso il tema sulla sua pagina Facebook, chiedendo come fosse possibile che un ramo del governo potesse trasmettere bugie sui vaccini, mentre la sua agenzia sanitaria promuoveva l’immunizzazione. Più di 5 milioni di persone hanno risposto con i loro commenti”.

Burioni ha commentato su Twitter l’articolo: “Pubblicare le mie ricerche su ‘Science’ è da sempre il mio sogno e non ci sono mai riuscito – ha scritto -. Mai avrei pensato di essere il protagonista di un editoriale di 4 pagine. Grazie a tutti. Ora posso ritirarmi e raccontare tutto ai miei nipoti”.

“In pochi anni – prosegue l’editoriale – è passato dall’essere un professore rispettato ma poco conosciuto a una grande personalità dei media e un difensore della scienza in Internet. In un Paese in cui il governo ha talvolta promosso la medicina dubbia – è l’affondo dell’editorialista – come terapie con cellule staminali non dimostrate, Burioni è diventato un sostenitore schietto di prove scientifiche su vaccini e altri argomenti medici e un duro critico della pseudoscienza. Quasi 480mila persone ora lo seguono su Facebook, un numero impressionante in un Paese di 60 milioni. Una pagina Web creata da lui e dai suoi colleghi per fornire informazioni generali sulla salute ottiene oltre 100mila visitatori al mese”.

‘Science’ ricorda la prima incursione nei social media di Burioni, nel 2015, quando un amico che aveva creato un gruppo Facebook per le madri gli chiese di scrivere un post sui vaccini. “Burioni, già irritato dal crescente movimento antivaccini italiano, concordò. ‘Sentivo che era mio dovere fare qualcosa come medico, professore e padre di una figlia di 8 anni’. Temeva che la spinta a resistere alle vaccinazioni potesse mettere a rischio lei e i suoi compagni di classe. Ha pubblicato una confutazione in cinque punti delle idee sbagliate sui vaccini popolari e delle teorie della cospirazione, inclusa l’idea che le case farmaceutiche promuovono la vaccinazione per aumentare i profitti. ‘Le case farmaceutiche guadagnano molto di più dalle cure per le malattie che dai vaccini’, ha dichiarato. ‘Quindi se non vaccini i tuoi figli, le multinazionali farmaceutiche ti saranno sinceramente grate'”. Un elogio a tutto tondo per le battaglie di Burioni da parte di una delle più importanti pubblicazioni scientifiche internazionali.



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la Repubblica

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Medicina

Vaccini e autismo, perché la frode di Wakefield continua a essere citata?

Secondo una ricerca, lo studio bufala sul presunto legame è stato citato oltre mille volte: in molti casi non viene sottolineato che l’articolo è stato ritirato e perché. Questo potrebbe essere fuorviante per il pubblico

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(foto: Anthony Devlin/PA Images via Getty Images)

Proprio quest’anno l’antivaccinismo è stato considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tra le dieci più gravi minacce per la salute dell’umanità. E a contribuire alle paure e alla diffidenza nei confronti dei vaccini, incredibile ma vero, c’è ancora Andrew Wakefield, medico ormai radiato inglese e autore di una vera e propria bufala, o ancora meglio una frode. Per chi non lo ricordasse, nell’ormai storico documento, pubblicato su The Lancet nel 1998, Wakefield metteva in evidenza un’associazione tra vaccino trivalente contro morbillo, pertosse e rosolia e l’enterocolite autistica, una patologia caratterizzata da sintomi gastrointestinali e disturbi cognitivi riconducibili al disturbo dello spettro autistico. Ovviamente tutta una bufala, tanto che poco dopo l’articolo fu ritirato, mentre il General Medical Council inglese accusò il medico di cattiva condotta, proibendogli di praticare la professione medica in tutto il Regno Unito. Ma ancora oggi, sembra che questo articolo abbia un’influenza nefasta enorme e rimanga uno degli articoli più citati di tutti i tempi. Infatti, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori di sei istituzioni del Wisconsin e appena pubblicato su Jama Network Open, infatti, il documento di Wakeflied è stato citato più di mille volte (precisiamo che il numero di citazioni può essere utilizzato per mostrare l’influenza di un articolo e per valutarne la validità). Ma perché?

Stando a un’intervista rilasciata a Retraction Watch dall’autrice Elizabeth Suelzer, del Medical College of Wisconsin, tutto nasce dai recenti focolai di morbillo negli Usa, accompagnati da preoccupanti movimenti antivaccinisti“Eravamo interessati a esaminare chi citava il documento, il modo in cui lo citavano (se negativamente o positivamente) e se ci si stava documentando dello stato ritirato dell’articolo”, spiega l’autrice. Così, il team di ricerca ha passato in rassegna 1153 articoli che citavano lo studio di Wakefield, concentrandosi sul suo ruolo nella percezione pubblica e negli atteggiamenti nei confronti dei vaccini.

Dalle analisi è emerso che le citazioni in questi studi erano per lo più negative (circa il 72%). “Nel complesso, la maggior parte delle citazioni erano negative. Siamo rimasti sorpresi, tuttavia, nel vedere che un numero significativo di autori non faceva riferimento allo stato ritirato del documento dopo il 2010”, spiega Suelzer, sottolineando che anche nel caso in cui gli autori avessero usato termini come “falso” per descrivere il documento di Wakefield, non sempre hanno precisato il ritiro dello studio. “Il mio team ritiene che documentare la ritrattazione ha un grande peso nel dimostrare che i risultati sono falsi e che, perdendo questa importante informazione, le persone potrebbero avere la percezione che il lavoro possa essere valido”.

Un po’ come succede per il dibattito sui cambiamenti climatici, spiega l’esperta nell’intervista, anche nel caso di questo documento sembra esserci una disconnessione tra ciò che accade all’interno della comunità scientifica e il modo in cui viene comunicato e condiviso con il pubblico attraverso i social media. Dai risultati di questo studio, infatti, è evidente la necessità di miglioramenti da parte di editori, database bibliografici, e software di gestione delle citazioni per garantire che gli articoli ritirati siano accuratamente documentati. “Riteniamo che la maggior parte dei ricercatori conosca l’importanza dei vaccini e possa facilmente capire perché lo studio di Wakefield fosse così imperfetto”, spiega Suelzer. “Ma per coloro che non hanno familiarità con la ricerca, come gli studenti di altre discipline e il pubblico, il numero di citazioni ricevute da questo studio ritirato può essere fuorviante. Scienziati e ricercatori devono fare un lavoro migliore per rendere più comprensibili i risultati della loro ricerca, sottolineandone la rilevanza per il grande pubblico”.



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Medicina

Ivrea: il Tribunale ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma NoVax

Il Tribunale di Ivrea ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola perchè non vaccinate

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Il Tribunale di Ivrea oggi ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola dell’infanzia Villa Girelli in quanto non in regola con le vaccinazioni.

Il giudice Matteo Buffoni ha dato ragione alla scuola e riconosce «la piena legittimità del provvedimento con cui la cooperativa (la Alce Rosso, che gestisce Villa Girelli) ha opposto l’accesso alla struttura inanzi alla mancanza di documentazione vaccinale».

 



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