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Una sanità sicura non può che essere laica

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assistenza-sanitaria-stranieri-comunitari-19L’istinto di sopravvivenza è profondamente radicato nel comportamento umano. L’irrazionale vi ha prosperato sopra in lungo e in largo, formulando prospettive di salvezza eterna o, quantomeno, di guarigione concreta qui e ora. È una risposta che ha assunto quasi sempre connotati religiosi, benché spesso uniti a caratteristiche magiche o superstiziose. Oggi non è più così: la medicina si basa sulla realtà, e lo spazio per l’irrazionale religioso si è progressivamente ridimensionato. Non è tuttavia sparito. E non è nemmeno più così solo. Un approccio laico e razionale alla malattia è assai lontano dall’essere prevalente.

È per questo motivo che il Center for Inquiry, l’associazione Usa omologa all’Uaar, ha lanciato nelle scorse settimane una campagna denominata Keep Health Care Safe and Secular, (“Mantenete l’assistenza medica sicura e laica”). “Sicura e laica” significa basata su principi scientifici: al bando quindi ogni applicazione del pensiero magico, delle dottrine religiose, delle teorie cospirative. L’assistenza medica, ricorda il Cfi, deve essere sempre basata su soluzioni efficaci ed esiti dimostrati. Tradotto in pratica, significa denunciare l’ampio sostegno pubblico che ricevono gli ospedali di proprietà ecclesiastica, che limitano l’assistenza medica sulla base dei propri dogmi, o l’invasività delle convinzioni religiose nelle scelte di fine di vita, che spesso ledono l’autodeterminazione dei pazienti. Significa anche denunciare i guaritori e le loro pretese “miracolistiche”. Significa battersi per i diritti riproduttivi delle donne e la salute riproduttiva di tutti.

Ma un convinto impegno per una sanità sicura e laica significa anche prendere il toro per le corna, e uscire fuori dagli ambiti tradizionali di attività di un’organizzazione secolarista. Ed ecco dunque l’impegno contro chi nega l’efficacia dei vaccini o le pratiche che ricadono sotto la vaghissima definizione di “medicina alternativa” (che poi tanto alternativa non è, se solo negli Stati Uniti ha raggiunto l’incredibile giro d’affari di 35 miliardi di dollari). La medicina o è scientifica o non è: può utilizzare diverse metodologie a seconda del quadro clinico del paziente, ma non dovrebbe mai suggerire rimedi la cui efficacia e sicurezza non è dimostrata (salvo che in un chiaro contesto di sperimentazione in cui il paziente è consenziente e al corrente dei rischi).

Si sa, cadere nell’irrazionale è facilissimo, quando non sembra disponibile alcuna soluzione razionale. Se accade, però, è perché manca, negli Usa come altrove, una diffusa e corretta informazione sulla materia, che consenta ai cittadini di formulare scelte consapevoli. La responsabilità è da addossare soprattutto alle istituzioni e ai mass media. Ma anche alle confessioni religiose, la cui interferenza nell’assicurare le cure mediche “è un problema serio, e talvolta anche un serio problema letale”, come ha ricordato il presidente del CFI Ronald A. Linday nel presentare la campagna. Il diffondersi di convinzioni pseudoscientifiche è altrettanto pericoloso. Ed è forse venuto il tempo di fronteggiarle con convinzione. Ne va della vita, e della vita di tutti.

La redazione

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova

«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia».

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«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

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Liberi di scegliere: a Verona i colori dell’arcobaleno contro l’oscurantismo

In tanti alla contromanifestazione organizzata da Non una di meno e che ha visto tantissime adesioni

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Oscurantisti da una parte e chi vuole una società aperta, libera e tollerante dall’altra: “Per quanto mi riguarda manifestiamo a favore di una società aperta, una società che crede nelle libertà di tutte e di tutti, e quindi mi fa piacere che abbiamo l’occasione di essere qui”.

Parole dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, arrivando a Verona alla prima delle contro manifestazioni in occasione del Congresso mondiale delle famiglie.
“Penso – ha aggiunto – che i signori del governo che vanno a una manifestazione dove invece si tolgono diritti a interi gruppi sociali non ci rappresentano, non rappresentano l’intera nazione. Allora siamo qui a dire non nel nome nostro, ministro Salvini, non a nome nostro. Noi abbiamo un’altra idea di società e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. I signori del congresso delle famiglie vogliono sottrarre diritti che sono stati ottenuti con decenni di battaglie. Non possiamo permettere questo e allora – ha concluso – dobbiamo far capire che gran parte dell’Italia non ci sta”.





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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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