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Medicina

Un’altra conferma: il vaccino Mpr non provoca l’autismo

Una nuova ricerca evidenzia che non esiste alcun legame tra il vaccino Mpr e un rischio maggiore di autismo. Neanche tra i bambini che hanno altri fattori di rischio per questo disturbo

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Non esiste alcun collegamento tra vaccino Mpr, ovvero il vaccino pediatrico che protegge da tre malattie, quali morbilloparotite e rosolia, e disturbi dello spettro autistico. A suggerirlo sulle pagine della rivista Annals of Internal Medicine è stato il team di ricercatori dello Statens Serum Institut di Copenaghen che, analizzando i dati provenienti da tutti i bambini nati in Danimarca tra il 1999 e il 2010, ha dimostrato come questo vaccino trivalente non aumenterebbe il rischio di sviluppare l’autismo. Escludendo, quindi, per l’ennesima volta il nesso di causa-effetto tra vaccinazioni e l’insorgenza di questo disturbo.

Ricordiamo che le cause dell’autismo non sono ancora state chiarite o identificate con certezza dalla comunità scientifica, e quindi non è possibile accreditarle alla somministrazione di qualsiasi copertura vaccinale. Tuttavia, la sempre più crescente preoccupazione (dovuta a disinformazione, indifferenza e scetticismo) dei genitori per il potenziale legame tra vaccini e autismo ha portato a un significativo calo dei tassi di vaccinazione: basti pensare che il numero dei casi di morbillo in Europa e negli Stati Uniti è aumentato notevolmente (le infezioni di morbillo sono aumentate globalmente del 30%).

Come vi avevamo raccontato alcuni giorni fa, infatti, il 2018 è stato l’anno del ritorno del morbillo in Europa, stati dell’est e Russia: secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in 47 dei 53 Paesi della regione europea si sono registrati oltre 82mila casi e 72 i decessi. Un nuovo record, quindi, visto che è una cifra che supera di 3 volte quella registrata nel 2017 e di ben 15 volte quella del 2016.

Tanto che gli esperti dell’Oms hanno dichiarato lo scorso 16 gennaio che il rifiuto dei vaccini è tra le 10 più gravi minacce alla salute globale. Secondo l’Oms, infatti, “La vaccine hesitancy – cioè la riluttanza o il rifiuto a vaccinare nonostante la disponibilità di vaccini – rischia di invertire i progressi compiuti nella lotta contro le malattie prevenibili con il vaccino. La vaccinazione”, si legge sul sito dell’Organizzazione, “è uno dei modi più economici per evitare certe malattie: attualmente impedisce 2-3 milioni di morti all’anno e 1,5 milioni potrebbero essere evitati se la copertura vaccinale globale migliorasse”.

In questo nuovo studio, per cercare di valutare se ci fosse un effettivo legame tra il vaccino Mpr e un maggior rischio di autismo nei bambini, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dal registro demografico danese, coinvolgendo nell’analisi un totale di 657.461 bambini tra il 1999 e il 2010, di cui 6.517 sono stati diagnosticati con autismo. Dal confronto tra i bambini vaccinati con il Mpr (che solitamente viene somministrato intorno a un anno di età mentre la seconda dose prima di andare a scuola) e quelli che non lo avevano ricevuto è emerso che non c’era alcuna differenza nel rischio di sviluppare i disturbi dello spettro autistico. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che non c’è stata alcuna associazione tra l’età del bambino al momento del vaccino e alcun nesso tra il tempo trascorso dalla vaccinazione e lo sviluppo dell’autismo.

Infine, i ricercatori hanno valutato il rischio di autismo in precisi sottogruppi di bambini considerati più “suscettibili”. Osservando, anche in questo caso, che non c’era alcun collegamento tra la vaccinazione e un maggior rischio di sviluppare autismo nei bambini che avevano un fratello affetto da questo disturbo, oppure in coloro che avevano ricevuto altri vaccini pediatrici, o durante determinati periodi di tempo prima e dopo aver ricevuto la vaccinazione. Come concludono i ricercatori, quindi, questo studio fornisce un’ulteriore conferma del fatto che non c’è alcuna associazione o nesso di causa-effetto tra il vaccino Mpr e il rischio di sviluppare l’autismo.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Vaccini e autismo, perché la frode di Wakefield continua a essere citata?

Secondo una ricerca, lo studio bufala sul presunto legame è stato citato oltre mille volte: in molti casi non viene sottolineato che l’articolo è stato ritirato e perché. Questo potrebbe essere fuorviante per il pubblico

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(foto: Anthony Devlin/PA Images via Getty Images)

Proprio quest’anno l’antivaccinismo è stato considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tra le dieci più gravi minacce per la salute dell’umanità. E a contribuire alle paure e alla diffidenza nei confronti dei vaccini, incredibile ma vero, c’è ancora Andrew Wakefield, medico ormai radiato inglese e autore di una vera e propria bufala, o ancora meglio una frode. Per chi non lo ricordasse, nell’ormai storico documento, pubblicato su The Lancet nel 1998, Wakefield metteva in evidenza un’associazione tra vaccino trivalente contro morbillo, pertosse e rosolia e l’enterocolite autistica, una patologia caratterizzata da sintomi gastrointestinali e disturbi cognitivi riconducibili al disturbo dello spettro autistico. Ovviamente tutta una bufala, tanto che poco dopo l’articolo fu ritirato, mentre il General Medical Council inglese accusò il medico di cattiva condotta, proibendogli di praticare la professione medica in tutto il Regno Unito. Ma ancora oggi, sembra che questo articolo abbia un’influenza nefasta enorme e rimanga uno degli articoli più citati di tutti i tempi. Infatti, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori di sei istituzioni del Wisconsin e appena pubblicato su Jama Network Open, infatti, il documento di Wakeflied è stato citato più di mille volte (precisiamo che il numero di citazioni può essere utilizzato per mostrare l’influenza di un articolo e per valutarne la validità). Ma perché?

Stando a un’intervista rilasciata a Retraction Watch dall’autrice Elizabeth Suelzer, del Medical College of Wisconsin, tutto nasce dai recenti focolai di morbillo negli Usa, accompagnati da preoccupanti movimenti antivaccinisti“Eravamo interessati a esaminare chi citava il documento, il modo in cui lo citavano (se negativamente o positivamente) e se ci si stava documentando dello stato ritirato dell’articolo”, spiega l’autrice. Così, il team di ricerca ha passato in rassegna 1153 articoli che citavano lo studio di Wakefield, concentrandosi sul suo ruolo nella percezione pubblica e negli atteggiamenti nei confronti dei vaccini.

Dalle analisi è emerso che le citazioni in questi studi erano per lo più negative (circa il 72%). “Nel complesso, la maggior parte delle citazioni erano negative. Siamo rimasti sorpresi, tuttavia, nel vedere che un numero significativo di autori non faceva riferimento allo stato ritirato del documento dopo il 2010”, spiega Suelzer, sottolineando che anche nel caso in cui gli autori avessero usato termini come “falso” per descrivere il documento di Wakefield, non sempre hanno precisato il ritiro dello studio. “Il mio team ritiene che documentare la ritrattazione ha un grande peso nel dimostrare che i risultati sono falsi e che, perdendo questa importante informazione, le persone potrebbero avere la percezione che il lavoro possa essere valido”.

Un po’ come succede per il dibattito sui cambiamenti climatici, spiega l’esperta nell’intervista, anche nel caso di questo documento sembra esserci una disconnessione tra ciò che accade all’interno della comunità scientifica e il modo in cui viene comunicato e condiviso con il pubblico attraverso i social media. Dai risultati di questo studio, infatti, è evidente la necessità di miglioramenti da parte di editori, database bibliografici, e software di gestione delle citazioni per garantire che gli articoli ritirati siano accuratamente documentati. “Riteniamo che la maggior parte dei ricercatori conosca l’importanza dei vaccini e possa facilmente capire perché lo studio di Wakefield fosse così imperfetto”, spiega Suelzer. “Ma per coloro che non hanno familiarità con la ricerca, come gli studenti di altre discipline e il pubblico, il numero di citazioni ricevute da questo studio ritirato può essere fuorviante. Scienziati e ricercatori devono fare un lavoro migliore per rendere più comprensibili i risultati della loro ricerca, sottolineandone la rilevanza per il grande pubblico”.





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Ivrea: il Tribunale ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma NoVax

Il Tribunale di Ivrea ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola perchè non vaccinate

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Il Tribunale di Ivrea oggi ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola dell’infanzia Villa Girelli in quanto non in regola con le vaccinazioni.

Il giudice Matteo Buffoni ha dato ragione alla scuola e riconosce «la piena legittimità del provvedimento con cui la cooperativa (la Alce Rosso, che gestisce Villa Girelli) ha opposto l’accesso alla struttura inanzi alla mancanza di documentazione vaccinale».

 





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Amnesia immunitaria, il danno a lungo termine del morbillo

Nei bambini non vaccinati, il virus del morbillo causa la distruzione di una grossa percentuale del loro corredo di anticorpi, lasciandoli esposti per anni alle infezioni virali e batteriche

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Il virus del morbillo produce nei soggetti infettati una sorta di amnesia immunitaria: il loro organismo “dimentica” i patogeni che ha già incontrato, e poiché non li riconosce più rimane esposto a infezioni batteriche e virali. Lo rivela uno studio su campioni di sangue di 77 bambini non vaccinati colpiti dal virus nei Paesi Bassi.

L’analisi, pubblicata su “Science” da Michael Mina e Stephen Elledge dell’Howard Hughes Medical Institute di Boston, mostra che il morbillo ha eliminato dall’organismo dei piccoli gran parte degli anticorpi, le proteine che conservano la memoria dei patogeni incontrati in passato e sono perciò fondamentali per riconoscerli quando si presentano nuovamente.

Lo studio conferma i risultati di una precedente ricerca pubblicata nel 2015 sempre dal gruppo di Mina, in cui era emerso che il morbillo era in grado di sopprimere il sistema immunitario dell’organismo infettato per due o tre anni. Ciò è coerente con un dato epidemiologico rilevato negli ultimi decenni: i soggetti vaccinati contro il morbillo mostrano, a lungo termine, un’immunità estesa anche ad altre infezioni. Il dato suggerisce un effetto ad ampio spettro sul sistema immunitario, ma l’ipotesi finora non ha trovato conferma, ed è stata molto dibattuta tra immunologi e infettivologi.

Elledge e colleghi stavano perfezionando un test denominato VirusScan, in grado di identificare, da una sola goccia di sangue, tutti gli anticorpi in circolo, rilevando così con quali virus – dall’HIV all’influenza, fino all’herpes – è entrato in contatto un soggetto.

Nel corso dell’analisi, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue di bambini non vaccinati appartenenti a una comunità di protestanti ortodossi dei Paesi Bassi, colpita da un’epidemia di morbillo nel 2013. Gli autori hanno così potuto analizzare il sistema immunitario prima e dopo l’infezione.

Il test ha rilevato come previsto la presenza di anticorpi contro il morbillo. Ma gli altri anticorpi sembravano scomparsi: i bambini avevano perso tra l’11 e il 73 per cento del loro corredo immunologico, a seconda della gravità dell’infezione. Il risultato è stato confermato, con dati ancora più evidenti, da un’analoga sperimentazione sui macachi.

“Il virus è molto più dannoso di quanto pensassimo: ora sappiamo che l’infezione è un rischio a lungo termine per chi ne è colpito”, ha concluso Elledge. “Ciò mette ancora più in risalto l’importanza della vaccinazione su larga scala”.





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