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Medicina

Vaccini, con la ministra Grillo è iniziata l’era della “tolleranza”

Confermata la possibilità di autocertificare le avvenute vaccinazioni per accedere a scuola, e il termine del 10 luglio diventa “non perentorio”. Sull’efficacia scientifica dei vaccini non si discute, ma qualche dubbio sulle dinamiche burocratiche resta

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Nessuna modifica (per ora) all’obbligo vaccinale in sé, ma una piccola serie di cambiamenti orientati verso una maggiore “tolleranza burocratica”. Questo il sunto, per quanto riguarda il rapporto tra vaccinazioni in età pediatrica e accesso a scuola, della conferenza stampa di questa mattina a Roma che ha visto la presenza di Giulia Grillo, titolare del ministero della Salute. In un’ora di spiegazioni e risposte ai giornalisti è stata anzitutto confermata la possibilità – già anticipata ieri – di sostituire la consegna a scuola della documentazione vaccinale con un’autocertificazione in cui si dichiarino le avvenute vaccinazioni.

“Anche per quest’anno la mancata presentazione della documentazione non comporta la decadenza dell’iscrizione a scuola”, ha chiarito Grillo, aggiungendo che si tratta comunque di “una soluzione temporanea” in attesa che il parlamento completi l’iter legislativo per superare la legge Lorenzin. Che cosa accade quindi, nella pratica? “I bambini che frequentano la scuola dell’obbligo, e che non sono al primo anno, sostanzialmente non devono fare alcunché, ha chiarito. “Mentre, per quanto riguarda la prima iscrizione, (i genitori, ndr) devono autocertificare che i propri figli sono vaccinati”. Lo stesso dovrebbe accadere anche nel caso dei richiami obbligatori, che potranno essere autocertificati.

Sembra non essere possibile, almeno secondo quanto spiegato durante la conferenza stampa a cui ha partecipato anche il ministro dell’istruzione Marco Bussetti, autocertificare un’avvenuta prenotazione, ma solo l’effettiva esecuzione della somministrazione vaccinale

La parola chiave è tolleranza, si diceva. Al di là della “semplificazione dell’iter burocratico e amministrativo” che grava(va) sui genitori, l’altra notizia annunciata dalla ministra Grillo è che “la scadenza del 10 luglio per la consegna della documentazione diventa un termine non perentorio. Ciò significa che sarà possibile fornire i documenti anche nelle settimane successive alla scadenza inizialmente fissata per martedì prossimo. Non è chiaro, però, quale sia il nuovo termine.

L’altro tema oggetto di discussione, e di domande da parte dei giornalisti durante la conferenza stampa, riguarda i controlli sulla veridicità delle autocertificazioni. Se è previsto per legge che dichiarare il falso costituisca un reato penale, è stato chiarito che il provvedimento rappresenta “un atto di fiducia nei confronti del cittadino, da cui lo Stato si aspetta una risposta altrettanto leale”. Nel caso di dichiarazioni mendaci, tuttavia, la verifica sarà affidata a “controlli a campione”, anche se non è stato specificato né chi si occuperà dei controlli né con quale frequenza si pensa di eseguirli. Il timore, che per ora resta una mera speculazione, è che l’autocertificazione possa rappresentare una scappatoia per chi volesse iscrivere il proprio figlio a scuola senza aver effettivamente eseguito le vaccinazioni, sperando (o confidando) nella scarsità di controlli.

Grillo ha mantenuto una linea (fin troppo?) morbida e comprensiva verso quei genitori che non hanno vaccinato i propri figli perché “hanno dubbi legittimi non sciolti dalle istituzioni sui tempi di somministrazione dei vaccini, e sulle 10 vaccinazioni obbligatorie” da somministrare a distanza ravvicinata. Parallelamente, però, è stata ribadita l’importanza delle vaccinazioni, tanto che Grillo – annunciando di essere incinta – ha dichiarato di essere pronta a vaccinare il proprio bambino.

E se è stato ripetuto che l’efficacia dei vaccini è una questione scientifica fuori discussione mentre l’obbligo fa parte delle scelte politiche, qualche dubbio rimane rispetto all’efficacia dell’obbligatorietà (attualmente prevista per legge) nel raggiungimento dell’obiettivo del 95% di copertura (condiviso anche dall’attuale ministra), soprattutto dopo l’applicazione delle ultime modifiche. Dato che il controllo sull’avvenuta vaccinazione potrebbe avvenire solo a posteriori (in occasione dei già citati controlli a campione), che garanzie si possono avere sull’effettiva copertura vaccinale dei bambini all’interno di un gruppo classe? Può essere consigliabile, per un giovane studente immunodepresso, frequentare comunque la scuola, confidando nella veridicità delle autocertificazioni dei compagni di classe e dunque nell’immunità di gregge? E poi, fino a quando si potrà rimandare la consegna a scuola dell’autocertificazione?





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Medicina

Rimini, vaccini e multe: il Tar dà torto ai no vax

Respinto il ricorso contro l’ordinanza sindacale che prevede sanzioni per le famiglie che non vaccinano i figli

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Rimini, 22 maggio 2019 – Il Tar dell’Emilia Romagna, ha rigettato l’istanza cautelare proposta da privati contro l’ordinanza sindacale sull’inottemperanza agli obblighi vaccinali. Nel dispositivo, il Tar ha motivato che ‘…nella comparazione dei contrapposti interessi, risulta manifestatamente prevalente la tutela del fondamentale interesse pubblico alla salvaguardia della salute rispetto all’interesse privato fatto valere in giudizio’.

Oltre al rigetto dell’istanza, il Tribunale ha anche condannato i ricorrenti al pagamento degli onorari del giudizio cautelare a favore del Comune. «Una sentenza importante, non solo per Rimini – è il primo commento dell’amministrazione comunale – perché afferma chiaramente come la tutela della salute venga prima di ogni altra cosa. Un risultato che, crediamo e speriamo, possa finalmente dare certezze al Paese intero».





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Medicina

Vaccini, multe fino a 500 euro al giorno a scuola a famiglie che non “regolarizzano” i figli

L’ordinanza del sindaco Gnassi intende sanzionare i genitori e non i ragazzi. L’assessore: “La nostra provincia era la seconda per scopertura vaccinale fino a un anno e mezzo fa: da noi in un anno siamo passati da 120 a 20 bambini non vaccinati”

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Il sindaco Andrea Gnassi

Rimini le famiglie dei bambini non vaccinati da oggi rischiano una multa fino a 500 euro per ogni giorno di frequenza “fuori regola”. A prendere questa decisione è stato il Comune con un’ordinanza del sindaco Andrea Gnassi. Nel capoluogo romagnolo non si vedranno dunque vigili davanti alle scuole per rimandare a casa i bambini non vaccinati ma a chi non si mette in regola toccherà pagare una contravvenzione dai 25 ai 500 euro per ogni giorno di frequenza oltre alla segnalazione alla Procura.

Il provvedimento vale per tutte le scuole e per tutti gli studenti fino alla maggiore età. Nello stesso documento il sindaco fa sapere che non vi sarà alcun ricorso alle forze dell’ordine: “Oltreché di dubbia adeguatezza rispetto a minori che si trovano a subire le conseguenze delle scelte parentali – si legge tra l’altro nell’ordinanza – costituisce una misura eccessivamente gravosa e sproporzionata nei confronti dei minori essendo potenzialmente idonea a creare suggestioni negative nei confronti della loro psiche”.

“Rimini era fino ad un anno e mezzo fa la seconda provincia d’Italia per scopertura vaccinale – l’assessore all’Istruzione Mattia Morolli a ilfattoquotidiano.it – Un dato ancora più rilevante nel contesto dell’Emilia Romagna che fa della sanità e dell’istruzione uno dei suoi cardini valoriali e amministrativi. Noi rispondiamo a due leggi, una nazionale e una regionale, in cui si dice che si va a scuola se si è regolarmente vaccinati a meno che il bambino abbia delle situazione patologiche rilevanti. Rimini è passata in un anno nelle scuole comunali da 120 casi a venti di bambini non vaccinati. A Rimini non c’era, non c’è e non ci sarà alcun vigile o poliziotto davanti alla scuole. Abbiamo invece interessato i genitori”.

In questi mesi i vigili hanno portato casa per casa una lettera rivolta a mamme e papà. Dal 10 marzo ad oggi alcuni genitori che erano contrari ai vaccini, appena ricevuta la missiva del Comune hanno provveduto a recarsi all’Asl per prenotare la vaccinazione. “Abbiamo fatto un lavoro enorme anche con il privato – continua l’assessore – perché se non sono in regola il Comune non dà alcun finanziamento agli istituti paritari. Inoltre prima mandavamo al tribunale dei minori la segnalazione adesso, invece, la facciamo alla Procura. Rispondiamo ad una legge scritta e portata avanti dal Governo precedente e inasprita da quello attuale. L’istruzione è un diritto dopo aver posto le condizioni sanitarie di sicurezza necessarie; mi permetta un paragone: non possiamo mandare in strada delle persone che non hanno la patente”. Intanto in queste ore alcune famiglie hanno chiesto se l’ordinanza fosse vera e hanno chiesto di potersi mettere in regola. “Come vede, per qualcuno – dice Morolli – la sanità non è un tema morale ma di portafoglio”.





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Medicina

Sanità: mancano medici, in Molise arrivano i militari

Commissario: “Situazione critica, reparti rischiano la chiusura”

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Medici militari specialisti in ausiliaria per fronteggiare l’emergenza dovuta alla carenza di personale sanitario negli ospedali molisani: questa, secondo il commissario alla Sanità, Angelo Giustini, sarebbe l’ultima spiaggia prima di procedere alla chiusura, già dal prossimo mercoledì, dei reparti di ortopedia e traumatologia dei nosocomi di Isernia e Termoli (Campobasso).

I medici militari dovrebbero essere impiegati per almeno 5 mesi, “termine necessario – osserva il Commissario – affinché il ‘Decreto Calabria’ possa essere definitivamente approvato, così nel contempo si espleteranno i concorsi. Tutto ciò consentirà di superare questo agonico stallo nella governance del Servizio sanitario regionale e del diritto all’equità e universalità di accesso dei cittadini”.

Negli ultimi giorni, durante la riunione di Gabinetto al Ministero della Difesa, Giustini e il Col. Antonello Arabia, indicato le soluzioni urgenti di aiuto per il Molise. Il dicastero ha individuato un elenco di 105 camici bianchi che operano nella sanità militare e che possono essere selezionati per essere impiegati nella sanità civile.

“L’evidente contrazione di risorse – spiega in una nota Giustini – mette sempre più a rischio il mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), dunque, si profilano per i cittadini molisani ancora viaggi della speranza. È altresì, noto – prosegue – l’annoso problema del blocco del turn over che di fatto ha bloccato nuove assunzioni di personale sanitario.

Una responsabilità politica tutta regionale, che dopo 12 anni (dall’avvio del Piano di rientro ndr), la relazione dei conti del 2018 ha messo in mostra: debiti per 22 milioni di euro. L’inappropriata programmazione sanitaria del passato ha creato, come conseguenza, concorsi deserti e carenza oggettiva di specialisti nel Sistema sanitario regionale”. L’incubo della chiusura di altri reparti, fa sapere il Commissario, “potrebbe diventare presto realtà”. Oggi, intanto, nuova riunione prima al Ministero della Salute e poi a quello della Difesa, “nella speranza di offrire respiro alla situazione soffocante”, ma è necessario, conclude il Commissario, “che ognuno faccia la propria parte, ognuno per le proprie competenze, per scongiurare il rischio di razionamento dell’offerta sanitaria e dei servizi per il soddisfacimento dei bisogni di salute dei cittadini”.





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ANSA

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