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Medicina

Vaccini, l’autocertificazione bocciata dai medici: “La legge funziona e viene cancellata”

Primo colpo alla legge sull’obbligo di vaccinazioni per l’accesso a scuola: basterà un’autocertificazione. Grillo: “Rendere serena l’applicazione della normativa”. I medici: “Passo indietro”. Intanto i No vax vomitano insulti agghiaccianti contro il campione Zaytsev

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Il ministro della Salute Giulia Grillo assicura che il valore sanitario delle vaccinazioni “non è in alcun modo in discussione”, ma traballa pericolosamente  l’obbligo di vaccinazioni per l’accesso a scuola (almeno così com’era stato previsto dalla legge in vigore). Le norme stabilite dal tanto osteggiato dl Lorenzin – che ha avuto il merito di riportare nel nostro Paese la copertura vaccinale dei più piccoli quasi al 95% raccomandato dall’Oms – verranno riviste “nell’ottica di un migliore bilanciamento tra il diritto all’inclusione, il diritto all’istruzione, e il diritto alla tutela della salute individuale e collettiva”.

Vaccini, sì all’autocertificazione

Basterà una dichiarazione sostitutiva di vaccinazione per la prima iscrizione alla scuola dei bambini dai 0 ai 6 anni. In caso di piccoli fra 6 e 16 anni, dunque non per la prima iscrizione, resta valida la certificazione presentata per l’anno scolastico 2017-2018 se il minore non deve effettuare nuovi vaccini o richiami. Ad annunciarlo il ministro della Salute, Giulia  Grillo, in conferenza stampa oggi a Roma con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.

La modifica delle regole avviene con una circolare interministeriale, che depotenzia dunque l’obbligo di presentare la documentazione che comprova le vaccinazioni entro il 10 luglio, termine che diventa “non perentorio” ha assicurato Grillo.

Norme “ammorbidite”

Dunque si è deciso un ammorbidimento delle norme vigenti: niente “proroghe dei termini previsti” o “misure tampone”, ha specificato Grillo, ma “una serie di accorgimenti che possano rendere piu’ pacifico il rapporto tra cittadini ed istituzioni sanitarie e scolastiche”. Fatto sta che ora ai genitori basterà dichiarare d’aver vaccinato i propri figli. O di essere intenzionati a farlo.

I piani del ministro Grillo

Pur non mettendo in discussione l’importanza sanitaria dei vaccini, Grillo ha annunciato che il Governo “nella ferma e sincera convinzione della centralita’ del ruolo del Parlamento nell’ambito delle istituzioni del nostro Paese, ascoltera’ ogni seria e condivisa proposta di modifica della normativa vigente”. La circolare emanata dal ministero della Salute e del Miur non tocca l’aspetto dell’obbligatorietà delle vaccinazioni, che sarà tema di dibattito parlamentare.

“La maggioranza sta lavorando a una proposta di legge e per questa ci vuole tempo, in modo da fare le cose bene” dice Grillo.

Secondo il ministro, “l’adozione del decreto sui vaccini da parte del precedente Governo, non ha tenuto in debita considerazione le tante sollecitazioni provenienti dalle minoranze che avrebbero potuto rendere piu’ pacifica e serena l’applicazione della nuova normativa”. “Ciò di cui bisogna discutere, a livello politico – ha spiegato Grillo – è l’individuazione delle modalità migliori attraverso le quali le vaccinazioni debbano essere proposte alle famiglie affinchè sia sempre più consapevole – e senza riserve – la loro volontaria adesione”.

“Il Ministero della salute e i Dipartimenti di prevenzione delle Aziende Sanitarie, anche avvalendosi della collaborazione operativa dei pediatri di libera scelta e dei medici di medicina generale – ha aggiunto – accompagneranno ulteriormente le famiglie, formandole ed informandole sia in merito all’accesso alle vaccinazioni (le sedi, gli orari, le modalità di prenotazione presso i centri vaccinali) sia in ordine alle finalità dei vaccini, alla loro efficacia e al loro grado di sicurezza“. Al lavoro, inoltre, anche per promuovere una nuova campagna d’informazione sul valore dei vaccini come fondamentale misura di prevenzione primaria.

Un tavolo di esperti

Un tavolo di esperti indipendenti e privi di conflitti di interesse si occuperà di raccogliere e fornire alla politica informazioni e dati sui vaccini. Questo sia per aggiornare il Piano nazionale vaccini, sia per affrontare il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale. E’ quanto annunciato oggi  al ministero della Salute.

Il panel si occuperà di formulare un piano di intervento straordinario su eventi di rischio attuale o potenziale (piano eliminazione morbillo e rosolia), sorvegliare gli eventi avversi, monitorare e valutare gli  obiettivi di copertura. Infine, si occuperà di produrre evidenze a sostegno delle scelte dei decisori. Gli esperti saranno scelti da ministero e Regioni nel campo professionale, scientifico, istituzionale e sociale. “A questo tavolo di esperti tengo molto – ha detto il ministro della Salute Giulia Grillo – perché non voglio ci siano dubbi che creino diffidenza sull’indipendenza di chi si occupa di vaccini”.

Critiche dei medici

L’autocertificazione viene bocciata in partenza dai medici: “Il depotenziamento dell’obbligo, unito alle frasi del ministro Salvini sulla pericolosità dei vaccini, rischiano di far perdere rapidamente i progressi fatti negli ultimi mesi sulle coperture vaccinali” avverte Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive (Waidid)

Burioni: “Passo indietro”

Duro commento di Roberto Burioni, medico, docente di virologia e microbiologia, sulla possibilità che venga messa mano alla legge sull’obbligo delle vaccinazioni per l’accesso a scuola. “Una legge che funziona, che gli italiani stanno rispettando, che all’estero ci stanno imitando, che sta rendendo la nostra comunità più sicura e che ci farà pure risparmiare soldi viene sostanzialmente cancellata“, scrive sulla sua seguita pagina Facebook. “Il diritto dei bambini che non si possono vaccinare alla sicurezza e alla vita schiacciato per dare la possibilità a genitori ignoranti ed egoisti di seguire le loro stupide e pericolose superstizioni. Giocare politicamente con le vite dei bambini è abominevole”, conclude.

Furia No vax contro il campione

Questa volta è toccato al pallavolista della Nazionale, Ivan Zaytsev finire sotto attacco dei No vax che hanno rovesciato contro di lui il proprio odio e la propria contrarietà alle vaccinazioni. Il campo di pallavolo e nemmeno la curva dei tifosi avversari questa volta sono coinvolti, bensì i profili social dell’atleta che ha “osato” – questo il tono dei commenti – pubblicare una foto che lo ritrae con la figlia Sienna. “E anche il #Meningococco è fatto! Bravissima la mia ragazza sempre sorridente! #Vaccino #SiennaZaytsev” questo è il messaggio che Zaytsev ha postato sui suoi profili social nelle scorse ore. Così come tanti sono stati i messaggi di apprezzamento per la scelta del pallavolista di vaccinare la sua bimba, centinaia sono stati i messaggi di chi l’ha offeso e minacciato. Messaggi (francamente irriferibili e disumani) ai quali Zaytsev non ha mai fatto mancare un commento, dimostrando fin troppa pazienza. “Io oltre a giocare sono un padre che decide per i suoi figli e un essere umano libero di esprimermi”.

 
  

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Medicina

Otto casi di morbillo: l’infezione partita dalla figlia di un no-vax

Il focolaio sarebbe scoppiato anche per la tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge. Parla la professoressa Chironna

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Otto casi di morbillo, di cui cinque già accertati dalle analisi del laboratorio di Epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari, e almeno un nono caso sospetto. È il contagio a catena di morbillo registrato a Bari nelle ultime ore, innescato – secondo i primi accertamenti – da una bambina di 10 anni figlia di una coppia “no vax”, ricoverata nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII del capoluogo pugliese. Da qui il virus avrebbe contagiato la sorellina minore e un bimbo di appena 11 mesi ricoverato per un’otite nello stesso ospedale. Troppo piccolo per essere vaccinato, come il fratellino, che invece era stato regolarmente sottoposto a vaccino dai genitori.

«Il protocollo prevede che il vaccino venga somministrato a partire dai 13 mesi», spiega a Repubblica Maria Chironna, direttrice del laboratorio di Epidemiologia dell’università e centro di riferimento regionale in materia. La catena del contagio avrebbe colpito anche tre adulti – ha anticipato La Gazzetta del Mezzogiorno – per due dei quali c’è il responso delle analisi: è morbillo. Anche in questi casi, la pista seguita dai medici porterebbe all’ospedale pediatrico barese. Una è una donna che era stata in quelle corsie, l’altro un addetto alla sorveglianza del reparto. E, secondo gli addetti ai lavori, la donna sarebbe stata tenuta in osservazione per 12 ore nella sala rossa del Pronto soccorso del Policlinico per una sospetta epatite. «Che però rientra fra le complicazioni possibili del virus», aggiunge Chironna. Un’altra donna, invece, sarebbe arrivata con le avvisaglie del morbillo. È la madre di due gemelline che aveva accompagnato una di loro al Giovanni XXIII per altre ragioni.

«Pare che il nesso, che in termini tecnici chiamiamo linkage, sia la frequentazione del reparto di Malattie infettive dell’ospedale pediatrico, dove è stato isolato il caso indice, quello da cui sarebbe partita la catena», annota Chironna, che è anche professoressa associata di Igiene all’ateneo barese.  Al momento si tratta solo di un’ipotesi: saranno le indagini molecolari a fare chiarezza. «Andremo a sequenziare i ceppi virali per stabilire se sono identici fra loro. Solo se questo sarà dimostrato, se quindi il genoma del virus è lo stesso, potremo dire che la fonte di contagio è quella bambina di 10 anni ricoverata al Giovanni XXIII».

Se per questo occorrerà attendere il verdetto del laboratorio, sul fronte della prevenzione, invece, è evidente che qualcosa non abbia funzionato a dovere, secondo la docente. Per almeno due ragioni. «O non c’è stato l’isolamento della bambina che rappresenta il caso indice, oppure è stato poco efficace e le maglie si sono allargate». I protocolli, ricorda la stessa Chironna, prevedono l’isolamento e che anche il solo sospetto di morbillo debba essere segnalato al Dipartimento di prevenzione della Asl. «Perché il morbillo – rimarca la professoressa – è una delle malattie più contagiose che conosciamo».

 
  

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la Repubblica

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Medicina

Vaccini in gravidanza, ecco perché sono importanti per madri e figli

A Verona un convegno sulla loro importanza per prevenire da gravi patologie infettive in ogni fase della vita.

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Nel pomeriggio di oggi, 9 novembre, presso la sala convegni della Banca Popolare di Verona, in occasione della giornata di formazione “Lo dici tu alla mamma? Update sulle vaccinazioni in gravidanza”, iniziativa patrocinata dall’Ulss 9 Scaligera, si è discusso di uno strumento di prevenzione per la salute della mamma e il bambino in genere trascurato: le vaccinazioni in gravidanza.

Importanza delle vaccinazioni come strumento di prevenzione

Il ministero della salute sottolinea l’importanza della vaccinazioni come strumento di prevenzione da gravi patologie infettive in ogni fase della vita. In particolare, con la circolare del 7 agosto 2018, si ribadisce l’importanza per la promozione della salute femminile in età fertile, in previsione e durante la gravidanza, con l’obiettivo di proteggere la donna e il nascituro da alcune malattie attraverso specifici vaccini.

Raccomandazioni del Piano Nazionale Vaccini

Nel corso dell’incontro sono state illustrate le raccomandazioni del Piano Nazionale Vaccini inerenti le vaccinazioni in gravidanza. Una dose di richiamo contro difterite – tetano – pertosse (dTpa) è raccomandata durante il terzo trimestre di gravidanza, preferibilmente alla 28esima settimana di gestazione, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare in grado di proteggere il neonato dalla pertosse nei primi mesi di vita. Tale vaccinazione è raccomandata a ogni gravidanza, in considerazione del fatto che gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il passare del tempo. Il vaccino dPta si è dimostrato sicuro sia per la donna che per il feto.

Leggi anche:  Presentato il nuovo sito ufficiale dell’Ulss 9 scaligera

La vaccinazione anti-influenzale

La vaccinazione anti-influenzale è invece raccomandata e offerta gratuitamente alle donne che, all’inizio della stagione epidemica, si trovano al secondo/terzo trimestre di gravidanza. Infatti l’influenza stagionale aumenta il rischio di ospedalizzazione materna, prematurità, parto cesareo, distress fetale, basso peso alla nascita, interruzione di gravidanza e il rischio di malattia severa e complicanze ai neonati al di sotto dei sei mesi di vita, per i quali non esiste ancora un vaccino. La vaccinazione in gravidanza ha un effetto protettivo sui neonati attraverso il passaggio transplacentare di anticorpi protettivi dalla mamma.

I commenti

Da parte del direttore Signorelli è stato sottolineato che: “È importante essere sempre molto attivi come operatori sanitari, essere a conoscenza delle tante bufale che girano sul web per poter dare risposte concrete ai pazienti”. Maggiolo ha dichiarato: “La giornata prende spunto da un pediatra che ha visto morire di pertosse un suo piccolo paziente che non era stato vaccinato. Bisogna capire che la gravidanza non è una malattia. La donna può essere vaccinata , anzi è necessario per salvaguardare la sua salute e quella del nascituro. È importante che i medici parlino con le pazienti , che diano maggiori informazioni”

 
  

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Autismo: identificati 102 geni associati al disturbo dello sviluppo

Presentato in California il più ampio studio di mappatura genetica sul disordine dello spettro autistico mai realizzato finora: aiuterà a migliorare la comprensione scientifica dell’ereditarietà e della biologia del disturbo

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Arriva il più ampio studio di mappatura genetica sul disordine dello spettro autistico mai realizzato finora. Lo ha realizzato un team americano identificando 102 geni associati all’autismo e facendo progressi significativi verso la separazione dei geni legati a questa condizione rispetto a quelli collegati a disabilità intellettiva e ritardo dello sviluppo, condizioni tra le quali spesso c’è una sovrapposizione.

I risultati del lavoro sono stati presentati all’American Society of Human Genetics 2018 Annual Meeting a San Diego, in California. Jack Kosmicki dell’Harvard University, Mark J. Daly del Massachusetts General Hospital e i loro collaboratori hanno studiato 37.269 campioni genetici raccolti da grandi coorti di ricerca in tutto il mondo.

Con circa il doppio dei campioni di tutti gli studi precedenti – ha affermato Daly – siamo stati in grado di aumentare sostanzialmente il numero di geni studiati, nonché di integrare i recenti miglioramenti alla metodologia analitica. Speriamo di creare una risorsa per l’analisi definitiva futura dei geni associati al disordine dello spettro autistico“.
L’ampia dimensione del campione ha consentito al team di identificare 102 geni ‘chiave’, di questi 47 sono risultati più fortemente associati alla disabilità intellettiva e al ritardo dello sviluppo rispetto alla sindrome dello spettro autistico, mentre 52 erano più fortemente correlati all’autismo e tre a entrambi. Guardando al futuro, i ricercatori ritengono che questi risultati aiuteranno a migliorare la comprensione scientifica dell’ereditarietà e della biologia dell’autismo.

 
  

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Crediti :

Globalist

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