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Medicina

Vaccini, perché l’accusa del Codacons non ha senso

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Vaccini, è ancora polemica. A gettare nuova benzina sul fuoco di un dibattito che sembra ormai destinato a esacerbarsi sempre più è stavolta il Codacons, il coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, che ha appena reso pubblico un documento riservato che l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha inviato in risposta alla procura di Torino in merito a una richiesta sulle sospette reazioni avverse delle vaccinazioni (qui la nostra inchiesta sulla copertura vaccinale italiana). Il documento (che si può consultare qui), in particolare, è relativo al vaccino esavalente (antidifterico, antitetanico, antipertossico, antiepatite B, antipoliomelitico e anti Haemophilus influenzae tipo B) Infanrix Hexa, prodotto da GlaxoSmithKline, e contiene i dati delle segnalazioni di reazioni avverse raccolti dalla Rete nazionale di farmacovigilanza negli anni 2014, 2015 e 2016.

Il Codacons, da parte sua, pur sottolineando di “non essere contrario ai vaccini, lo abbiamo ripetuto mille volte e lo facciamo ancora”, ha ribadito che “su questa storia serve la massima trasparenza, perché un’informazione completa è indispensabile per cittadini e decisori pubblici”. E la reazione dell’Aifa non si è fatta attendere: l’agenzia ha fatto sapere, tramite un comunicato stampa, che “sulla sicurezza dei vaccini, le affermazioni rilasciate oggi alla stampa dal presidente del Codacons Carlo Rienzi diffondono dubbi e incertezze che non trovano fondamento nella scienza e le attività di farmacovigilanza, nello specifico di vaccinovigilanza, svolte da Aifa attraverso il monitoraggio quotidiano, confermano la verità scientifica.

Aifa ha dato mandato ai propri legali di agire nei confronti di Codacons affinché siano difesa, in ogni forma e in ogni sede, la verità scientifica, la realtà dei dati, la qualità dell’operato svolto dall’agenzia che ha nella tutela della salute dei cittadini il suo unico obiettivo”

. Raggiunta da Wired, l’agenzia non ha voluto rilasciare ulteriori dichiarazioni sulla vicenda.

Cosa contiene esattamente il documento e come vanno interpretati i dati? Andiamo con ordine. Prima di addentrarci nella disamina dei numeri, è bene spendere qualche parola su come funziona il meccanismo di segnalazione delle sospette reazioni avverse. Il sistema di farmacovigilanza e vaccinovigilanza italiano è affidato a segnalazioni spontanee, che chiunque (sia specialisti, come medici e farmacisti, che non, come genitori o parenti) può inviare all’Aifa compilando un modulo standardizzato. Segnalazioni che, di per sé, non costituiscono in alcun modo prova dell’esistenza di un nesso causale tra vaccino e (sospetta) reazione avversa: “Per fare un esempio concreto”, ci spiega Fabrizio Pregliasco, virologo all’università degli studi di Milano e direttore sanitario all’Irccs Galeazzi di Milano, “segnalare una reazione avversa è come dire ‘Ho lasciato mia moglie dopo essermi sposato’. In altre parole, si tratta della segnalazione di un evento che avviene cronologicamente dopo un altro, ma che non è necessariamente collegato a quello che lo ha preceduto”. Ovvero, restando sulla metafora coniugale, non è detto che abbia lasciato mia moglie a causa del fatto che l’ho sposata. Perché, allora, è così importante la raccolta di queste segnalazioni? “È un meccanismo fondamentale: ogni segnalazione viene studiata, caso per caso”, continua Pregliasco, “e solo a quel punto, e dopo analisi epidemiologiche, si può ipotizzare l’effettiva esistenza di un nesso di correlazione o causalità”.

Arriviamo al documento. Si tratta, come anticipato, di “elementi conoscitivi con specifico riguardo alle segnalazioni di sospetta reazione avversa al vaccino esavalente Infanrix Hexanegli anni 2014, 2015 e 2016. Il vaccino viene somministrato in tre dosi, di solito al terzo, quinto e undicesimo mese di vita: dal momento che in Italia si registrano circa 500mila nascite ogni anno, è lecito stimare – spannometricamente – che le dosi somministrate siano dell’ordine del milione e mezzo (dato confermato, peraltro, dal Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia – Anno 2013 della stessa Aifa). Quante sono state le segnalazioni di reazioni avverse che l’Aifa avrebbe nascosto? 1.857, di cui 168 (il 9%) gravi, nel 2014; 992, di cui 144 (il 14,3%) gravi, nel 2015; 702, di cui 142 (il 20,2%) gravi, nel 2016. Sono classificate come gravi, secondo il Dlgs 219/2006, le reazioni fatali, quelle che hanno provocato o prolungato l’ospedalizzazione, quelle che hanno messo in pericolo la vita del paziente, quelle che hanno provocato invalidità grave o permanente e quelle che hanno causato anomalie congenite e/o difetti alla nascita.

Vaccini

Anzitutto: perché la percentuale di reazioni gravi è aumentata? Una spiegazione ragionevole potrebbe stare nel fatto che le segnalazioni totali sono diminuite: è lecito pensare che si tenda a segnalare più frequentemente reazioni che sembrano essere più gravi e a soprassedere nel caso di reazioni lievi. E ancora: i numeri sono effettivamente preoccupanti? Non sembra. Al contrario, i dati del 2013 (pubblici) parlano di 1.343 segnalazioni di reazioni avverse per il vaccino esavalente, ossia circa 90 reazioni su 100mila dosi vendute: i numeri che l’Aifa avrebbe occultato, dunque, sono assolutamente in linea con quelli degli anni precedenti. E, soprattutto, sembrano essere in linea con gli effetti indesiderati noti (pubblici anch’essi) del preparato, anche se non è semplicissimo comparare, effetto per effetto, la frequenza nominale con quella riportata.

Un altro punto del rapporto riguarda, infine, i decessi. Nel documento, l’Aifa spiega che tra 2014 e 2016 si sono registrati in tutto 5 morti improvvise (due bambini in Piemonte, uno in Lombardia e uno in Basilicata) dopo la somministrazione del vaccino esavalente. Tuttavia, anche in questo caso, l’agenzia specifica che la Sids (sindrome della morte improvvisa del lattante) “è una delle più frequenti cause di morte nel primo anno di vita, con un’incidenza stimata di circa un caso ogni 700/1.000 bambini nati vivi” e che “diversi studi condotti negli anni scorsi hanno dimostrato che non esiste alcuna relazione causale tra l’esposizione ai vaccini e la Sids e che l’incidenza della Sids è la stessa sia in presenza che in assenza di vaccinazione. Il fatto che una Sids si possa verificare a breve distanza dalla vaccinazione non implica, quindi, alcun rapporto di causa-effetto”.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

L’allarme dei chirurghi: “siamo troppo pochi, con quota 100 diventeremo dei panda”

Vi è un salto di due generazioni e i pochi giovani che scelgono come specializzazione “chirurgia” spesso non rimangono in Italia. Il 55% degli specialisti ha tra i 50 e i 59 anni e in tutto il Paese sono 7500

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A lanciare l’allarme ci pensa Pierluigi Marini, professore di chirurgia mini-invasiva alla Sapienza di Roma, direttore dell’Uoc di chirurgia al San Camillo e presidente dell’Acoi, associazione dei chirurghi ospedalieri, che, in un’intervista al Mattino, annuncia che ci sarà il deserto nelle sale operatorie.

Il 55% degli specialisti si trova in una fascia di età fra i 50 e i 59 anni. Sa quanti sono i chirurghi in attività oggi in Italia? Sono 7.500 e già viviamo una serie di criticità negli ospedali. Ora di questi circa 1.700 stanno per lasciare perché a fine carriera e altri 1500 potrebbero optare per l’uscita con la finestra di quota 100. C’è un salto di due generazioni: è semplicemente drammatico“.
Diventano conclamate una serie di criticità che si osservavano da tempo, spiega Marini: blocco del turnover, riduzione dell’attività ambulatoriale, taglio dei posti letto.

Sui motivi per cui mancano i chirurghi, il professore spiega:”Su una platea media di 17 mila neolaureati solo 90, dico 90, scelgono come prima opzione la specializzazione in chirurgia. Non è solo questione di fatica. Oggi un giovane medico è preoccupato per i rischi professionali legati a eventuali azioni giudiziarie per colpa medica. Poi ci sono le difficoltà di accesso alla professione e il problema della formazione“.

Il presidente dell’Acoi assiste con “rabbia” a questo declino, quando “noi in Italia abbiamo inventato la grande tradizione chirurgica europea“.
Oltre a questo l’Italia “non è attrattiva” per i giovani “perché il sistema non premia il merito, perché gli stipendi sono bassi e perché il chirurgo opera con la spada di Damocle“.





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Globalist

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Medicina

Vaccini, da oggi senza certificato non si entra a nidi e materne

Termina la proroga per chi ha presentato l’autocertificazione. Ma in tutta Italia ci dovrebbero essere solo pochi casi

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Ce ne sono 120 che rischiano di essere esclusi a Cesena, altri 300 in bilico in Friuli Venezia Giulia, oltre a una serie di gruppetti che potrebbero smettere di frequentare nidi e materne sparsi in altre città italiane. Oggi è l’ultimo giorno disponibile per documentare l’avvenuta vaccinazione dei figli da parte dei genitori che nel settembre dell’anno scorso li avevano iscritti grazie a una autocertificazione.

La ministra alla Salute Giulia Grillo non ha concesso la nuova proroga per decreto che le aveva chiesto il ministro dell’Interno Matteo Salvini e così chi non è in regola e ha tra 0 e 6 anni rischia di essere allontanato da scuola. Il decreto legge Lorenzin dell’estate 2017 prevederebbe anche la multa per chi frequenta la scuola dell’obbligo e quindi ha tra 7 e 16 anni, ma per ora questa sanzione non è praticamente mai stata applicata.

L’odiata norma (dalla maggioranza) resta comunque in vigore e Grillo ne ha definitivamente preso atto. Ora si cerca di fare prima possibile la nuova legge, alla quale sta lavorando il Parlamento e che dovrebbe essere pronta tra poco, anche prima dell’estate. Si tratta del testo in base al quale entrerebbe in vigore l'”obbligo flessibile”, che cioè scatta se ci sono epidemie o coperture troppo basse.

A rischiare l’esclusione da nidi e materne non sarebbero comunque tanti bambini. Intanto molti no-vax avevano già deciso di tenere a casa i figli, e poi le Regioni in questi mesi hanno affinato i sistemi di controllo. Ce ne sono alcune, come la Toscana e il Lazio ad esempio, dove è attiva un’anagrafe vaccinale informatizzata, che permette di conoscere in tempo reale la situazione di ogni alunno. Le verifiche sull’autocertificazione di settembre in certi casi sono quindi state fatte molto velocemente e se qualcuno eventualmente si è messo in regola dopo, il sistema ha già inserito l’avvenuta vaccinazione. Così non c’è bisogno che i genitori portino i documenti alle scuole. Anche le Regioni senza anagrafe informatica, comunque, in questi mesi hanno fatto controlli.

La maggiore organizzazione del sistema va di pari passo con un aumento delle coperture, soprattutto tra i più piccoli. I dati definitivi su tutto il Paese arriveranno presto, ma intanto quelli di cinque grandi Regioni, dove risiedono circa la metà degli italiani, parlano dell’immunità di gregge al 95% raggiunta o in certi casi nettamente superata.

Si riduce quindi il numero dei no-vax e di coloro che, anche per ragioni diverse alla diffidenza verso questo tipo di prevenzione sanitaria, non hanno vaccinato i figli. I presidi, che già avevano chiesto di non prorogare il termine per la presentazione dei documenti, hanno ribadito che da oggi chi non è in regola non potrà entrare. “Applicheremo semplicemente la legge”, hanno spiegato dall’Associazione nazionale di categoria.

Oggi nelle varie scuole capiranno quanti sono stati i no-vax che hanno sfruttato la possibilità di autocertificare anche nel settembre scorso per iscrivere i figli e iniziare comunque l’anno, contando magari su una nuova proroga. Che poi non è arrivata perché la ministra Cinquestelle ha deciso di andare avanti, per ora, con il decreto Lorenzin.





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La Repubblica

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Medicina

Facebook mette al bando i post no-vax

Il social network bloccherà i post e le fake news sulle vaccinazioni e promuoverà contenuti verificati dell’Oms. Stop alla disinformazione su Instagram

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Facebook metterà al bando post e contenuti no-vax. Lo ha annunciato Monika Bickert, vice presidente responsabile delle politiche globali, , illustrando i passaggi della “strategia d’attacco” sulla newsroom del social network.

Facebook si prefissa di ridurre “il ranking dei gruppi e delle pagine che diffondono informazioni errate sulle vaccinazioni in News Feed e Search. Questi gruppi e pagine non saranno inclusi nelle raccomandazioni o nelle previsioni quando digiti nella ricerca”.

In secondo luogo il social s’impegna a cercare, individuare ed eliminare annunci no-vax. “Abbiamo anche rimosso le relative opzioni di targeting, come “controversie sui vaccini”. Per gli account pubblicitari che continuano a violare le nostre norme, potremmo adottare ulteriori provvedimenti, come la disattivazione dell’account pubblicitario” continua a spiegare la Bickert.

Inoltre Facebook non mostrerà o raccomanderà contenuti che riportano informazioni errate sulle vaccinazioni nella sezione “cerca” o in quella degli hashtag di Instagram.

I protocolli per identificare le notizie false si baseranno sulle informazioni fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. Se una possibile fake news corrisponde a questi criteri, allora Facebook agirà contro di essa.

Oltre a un’azione di pulizia, come ha fatto pure Pinterest, Facebook controbatterà ai no-vax dando spazio alle informazioni corrette.

Stiamo esplorando i modi per fornire alle persone informazioni più accurate, dalle organizzazioni di esperti sui vaccini, in cima ai risultati per le ricerche correlate, su pagine che ne discutono e sugli inviti a partecipare ai gruppi sull’argomento”, conclude Monika Bickert.





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Wired

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thumb Stefano Vaneggio Olivi
8/13/2017

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