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Verona, ordinanza del sindaco: vietato dare cibo e coperte ai senzatetto

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Flavio-TosiProbabilmente il sindaco di Verona  Flavio Tosi non sa che, oltre ad un degrado estetico, esiste anche un degrado mentale, si può essere poveri anche intellettualmente, in quel caso non sporchi ma puoi tuttavia arrivare ad emettere ordinanze che trasudano di ridicolo se non fossero umanamente orribili.

Un po’ di empatia eviterebbe mutazioni che susitano disgusto, molte persone hanno avuto una vita agiata o, almeno, che non le ha costrette a ritrovarsi in mezzo ad una strada. Personalmente mi ritengo fortunato, lavoro, ho un appartamento in centro ma se tento di mettermi nei panni di una persona che ha perso lavoro e famiglia non posso non immaginare lo stadio depressivo che ne cosegue, gli attacchi di panico, la mancanza di forze basilari per proseguire e tentare di rimmettersi in sesto, la mancanza di amici, il terrore del freddo, del vento, della pioggia, della morte.
Forse il conforto primo e più a portata di mano è proprio nelle bevande alcoliche, mancano del resto efficaci ausili, i servizi sociali sono pessimi, il supporto avviene probabilmente solo tramite associazioni di volontariato.
Un emendamento che vieta di dare cibo e bevande ai senzatetto è puro squallore in tutte le forme culturali o estetiche possibili.

Sarebbe sufficiente allontanare chi sporca invece di grottesche azioni che ricordano tanto il cartello “non date da mangiare agli animali” negli zoo.

Spero di tutto cuore che i cittadini di Verona comprendano e si organizzino per ripulire la città, non dai resti di un bivacco ma dalla sporcizia mentale.
Del resto se il primo cittadino di Verona si comporta in modo disumano anche gli stessi veronesi verranno percepiti con disgusto dal resto dei cittadini italiani.

Cos’è più antiestetico per una città, un senza fissa dimora che viene aiutato dai suoi concittadini o il fatto che un cittadino rimanga senza casa, senza lavoro, senza assistenza?

Bisogna stare attenti perchè c’è anche il rischio che altri sindaci poco equilibrati possano emulare queste ordinanze indegne anche di essere utilizzate come carta igienica.

L’unico lato positivo della vicenda è che questi fatti dimostrano che chiunque può diventare sindaco senza necessariamente avere chissà quali doti o superpoteri.

Credo comunque che sia la prima volta che un sindaco emetta un’ordinanza così spettrale da essere cazziato da un satanista…

Marco Dimitri

 

ARTICOLO DA  IL FATTO QUOTIDIANO:

Niente cibo né acqua. Proibito il “pic nic” in centro a Verona. Ma soprattutto vietata la distribuzione da parte delle associazioni solidali di cibi, bevande e coperte ai senzatetto anche in periodi primaverili ed estivi non connessi cioè all’emergenza freddo. Con un’ordinanza che rimarrà in vigore fino al 31 ottobre 2014 il sindaco di Verona Flavio Tosi martedì mattina ha vietato “ogni attività di distribuzione di alimenti e bevande nelle aree di piazza Viviani, piazza Indipendenza (compresa l’area dei giardini), cortile Mercato Vecchio, cortile del Tribunale e piazza dei Signori”. E per chiunque sgarri la multa sarà salatissima. Si va da una sanzione di 25 euro ad un massimo di 500.

A spiegare i motivi dell’ordinanza è stato lo stesso sindaco: “Come rilevato dalle relazioni della Polizia municipale e da numerose segnalazioni anche fotografiche dei residenti queste aree erano diventate negli ultimi mesi ritrovo e zona di bivacco permanente di numerose persone senza fissa dimora, alcune note alle forze dell’ordine e già colpite da provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale. Nella zona – ha aggiunto – è quindi aumentato in modo preoccupante il degrado urbano, con veri e propri accampamenti formati da materassi, resti di cibo, sporcizia ed un crescente pericolo igienico-sanitario dovuto ai bisogni fisiologici di coloro che bivaccano nelle ore serali e notturne”.

Le zone cui fa riferimento il sindaco Tosi sono state per lui teatro di «battaglie», spesso controverse, anche agli inizi del suo mandato. Nel 2007, infatti, aveva fatto installare delle panchine con «braccioli» sia alle estremità che al centro, proprio per impedire a tutti di sdraiarsi e usarle per dormire. La sperimentazione all’epoca era partita in Piazza Indipendenza. Non solo, Tosi aveva anche vietato di consumare cibo in alcune zone della città. Se non che uno dei primi “multati”, come riportò il quotidiano Repubblica, fu stato un bambino colto in flagrante mentre addentava un kebab sulle scale di Palazzo Barbieri costretto (i suoi genitori) a pagare una multa di 50 euro.

Cinque anni dopo, si torna a parlare di decoro. “Alcune di queste zone sono sottoposte a vincolo monumentale e paesaggistico, come i giardini di piazza Viviani, che rappresentano l’unica zona del centro dove i turisti possono sostare per consumare cibi d’asporto e che invece attualmente non è usufruibile a causa della permanenza di individui ubriachi che ostacolano la convivenza civile – ha detto Tosi – a Palazzo della Ragione è in corso una mostra permanente che richiamerà migliaia di turisti anche dall’estero e ogni mattina gli accessi sono ostruiti da bivacchi, senza contare che la permanenza serale e notturna, in media di oltre venti persone, crea particolare allarme sociale nella popolazione residente”.

Ma le associazioni che si occupano di assistenza ai senzatetto non sono d’accordo. E a qualcuno che sottolinea la necessità di assistenza verso i più bisognosi, il sindaco risponde: “L’amministrazione la ritiene fondamentale ma in un contesto di equilibrio con la civile convivenza, con il rispetto dei residenti e delle norme igienico-sanitarie”.

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Rosario Marcianò condannato per diffamazione via web

Rosario Marcianò, “esperto” di scie chimiche, stragi, morti sospette e omonimie, è stato condannato a otto mesi di carcere per diffamazione via web della giornalista Silvia Bencivelli. Il pubblico ministero valuta anche un’accusa di minacce.

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Marcianò, come ha raccontato la stessa Bencivelli in un articolo per Repubblica, è stato riconosciuto colpevole di diffamazione perché ha offeso, insultato e minacciato la giornalista a causa di un articolo da lei pubblicato su La Stampa nel 2013. Nel pezzo la Bencivelli raccontava della bufala delle scie chimiche e subito dopo la sua pubblicazione era partita nei suoi confronti una shitstorm:

Da un momento all’altro, avevo cominciato a ricevere alcuni strani e rivoltanti messaggi, violenti, spaventosi, in cui mi si augurava di tutto e mi si minacciava di tutto. Compariva anche gente che pretendeva di difendermi, non sapevo bene da che cosa, e mi segnalava che su Facebook c’era un certo signore che a volto aperto, col proprio nome e cognome, istigava decine di persone a scrivermi privatamente, ed erano le stesse di cui stavo ricevendo i messaggi del primo tipo.

Io questo signore non sapevo chi fosse, e nell’articolo niente che lo riguardasse veniva menzionato. Ma lui era la cabina di regia della bufala in Italia, ed evidentemente avevo toccato i suoi interessi. Ragion per cui, proclamava, mi stava “bastonando”.

Il tutto insieme ad altre minacce non esattamente edificanti:

Immaginatevi come mi sono sentita: in quel video, praticamente una telefonata accompagnata da una serie di immagini, ci sono foto della mia faccia prese da Google (compresa una, dettaglio inquietante, in cui gioco con un gattino), alternate a foto della sua, a foto di cieli solcati di strisce bianche, alternate alla faccia del suo interlocutore, che a un certo punto gli chiede che cosa farebbe a una “disinformatrice” come me.

La risposta arriva dopo un certo numero di volte in cui il signore spiega che sono una donna, e una donna non dovrebbe permettersi di fare certe cose, e che peraltro sono “una bella donna”, fattore presumibilmente aggravante. E quindi che, insomma, “la Bencivelli… se qualcuno se la va a prendere fa solo bene”.

Il processo era arrivato a una richiesta di archiviazione a causa della mancata identificazione dei soggetti, possibile attraverso Facebook soltanto con una rogatoria internazionale. Poi, come ha raccontato l’avvocata Cinzia Ammiratigrazie a un video che lo stesso Marcianò aveva postato su Youtube in cui minacciava la Bencivelli, l’identificazione si è resa possibile. E si è arrivati alla condanna, a cinque anni dai fatti.

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Medico di base deruba anziano paziente (video)

Insospettiti, installano una telecamera nascosta per scovare il ladro: era il medico di base

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Maria Calì, medico di base di Torino, è stata bloccata per aver rubato 115 euro dal portafogli di un paziente di 85 anni, dove era andata per una visita domiciliare. Le indagini hanno permesso di stabilire che il medico, nel mese di febbraio, aveva derubato l’anziano per quattro volte. L’intervento dei #carabinieri era stato richiesto dalla figlia della vittima che sospettava del medico quale autore dei furti. Gli ultimi due colpi sono stati documentati grazie a una telecamera installata in casa. La dottoressa, posta agli arresti domiciliari e poi rimessa in libertà, è ora in attesa del processo.

 
  

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Brescia: 25enne pachistana uccisa dal padre e dal fratello perchè voleva sposare un italiano

Sgozzata nella città natale dove era tornata: Brescia torna a vivere la tragedia di Hina

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Sana Cheema

Uccisa perchè voleva voleva sposare un italiano. Uccisa dal padre e dal fratello. Sgozzata. Sana Cheema, 25 anni, pachistana, viveva da sempre a Brescia, dove si era bene inserita: dopo gli studi, i primi contatti con il mondo del lavoro a Milano. E poi l’amore: un ragazzo di cui non si sa molto, che Sana aveva scelto e con il quale contava di sposarsi, nonostante il fermo divieto dei familiari. Che dopo aver vissuto con lei per anni a Brescia, ottenendo la cittadinanza italiana, avevano deciso di emigrare in Germania.

Un paio di mesi fa Sana, come riporta il Giornale di Brescia, è tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove è nata: lo faceva di tanto in tanto, lo ha rifatto per andare a ricongiungersi con i familiari per un breve periodo. Non è più tornata. Padre e fratello l’hanno punita, definitivamente, barbaramente. Sono stati arrestati dalla polizia di Gujarat.

Brescia, sotto shock, torna a vivere la tragica vicenda di Hina Saleem, la giovane uccisa nell’agosto del 2006 a Ponte Zanano dai familiari e sepolta nel giardino davanti a casa. Anche lei, come Sana, voleva vivere all’occidentale. Anche lei, come Sana, ha pagato con la vita l’onta alle tradizioni della famiglia.

 
  

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