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Viene prima la tutela del sacro o la salute?

«In un momento in cui tutti subiamo pesantissime limitazioni alla libertà personale, i vescovi non accettano di vedere ridimensionato l’esercizio della libertà di culto e fanno pressioni sul governo. Ma la libertà di culto deve fermarsi davanti all’interesse generale. E che i vescovi pretendano privilegi che potrebbero mettere in pericolo la popolazione è scandaloso»

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«In un momento in cui tutti subiamo pesantissime limitazioni alla libertà personale, i vescovi non accettano di vedere ridimensionato l’esercizio della libertà di culto e fanno pressioni sul governo. Ma la libertà di culto deve fermarsi davanti all’interesse generale. E che i vescovi pretendano privilegi che potrebbero mettere in pericolo la popolazione è scandaloso». Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, commenta così lo scontro tra governo e vescovi in merito alla ripresa delle attività di culto, che il Dpcm di ieri ha escluso dalle attività che potranno ripartire dal 4 maggio. «Le funzioni religiose – prosegue Grendene – ricadono sotto la voce “assembramenti” e presentano, come ha riconosciuto il comitato tecnico-scientifico, “criticità ineliminabili”, tra cui il fatto che i fedeli sono quasi tutti anziani e che le pratiche della eucarestia sono di per sé talmente igieniche che non a caso hanno già scatenato cluster… In altre parole la Cei “esige” e non si fa scrupolo di mettere a rischio la vita delle persone più a rischio. Impossibile non rilevare poi come delle 12 confessioni che hanno stipulato un’intesa con lo Stato nessuna abbia fatto analoghe richieste di strappi alle regole. Il governo – conclude Grendene – ha il dovere di non cedere alle richieste di corsia preferenziale della Chiesa. Nessun presunto diritto divino prevale sulle leggi (e sulla pelle) dei comuni mortali, credenti e non credenti».

ha criticato la decisione del governo di cui fa parte di non consentire le messe con assembramenti di fedeli durante la fase 2 dell’emergenza coronavirus

La stessa ministra aveva ribadito che sarebbero stati riaperti oratori e centri estivi, nonostante le cautele espresse dal professor Franco Locatelli del comitato tecnico-scientifico sul coronavirus. Italia Viva, il nuovo partito di Matteo Renzi, si è distinta per il sostegno alla Chiesa contro la decisione del governo di consentire solo i funerali con massimo 15 congiunti e possibilmente all’aperto. A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana. Un gruppo di senatori clericali, capeggiato da Paola Binetti (Udc), ha aderito a un appello per consentire di nuovo le messe con fedeli pubblicato sul quotidiano dei vescovi Avvenire. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, intervistata dal quotidiano dei vescovi Avveniresi è lasciata scappare la dichiarazione che il governo stava studiando assieme alla Cei misure per consentire di nuovo messe aperte ai fedeli nella “fase 2” dell’emergenza coronavirus. La Cassazione ha riconosciuto la validità di una sentenza, emessa da un tribunale ecclesiastico, per rendere nullo un matrimonio durato 10 anni e con tre figli poiché la moglie si sarebbe dichiarata omosessuale. Il procuratore generale si era opposto facendo notare il potenziale discriminatorio del pronunciamento, dato che tra l’altro alla donna veniva attribuito un disagio psichico. La sindaca di Sarzana (SP) Cristina Ponzanelli ha preso le difese di un parroco che aveva silenziato le campane come forma di “protesta” a seguito di lamentele espresse dal vicinato a causa del frequente scampanio non liturgico. Secondo la sindaca, che ha assecondato le proteste di una parte dei fedeli, l’orologio campanario assolverebbe “a una fondamentale funzione civile” per “l’intera collettività e in particolare per il vicino nosocomio, specie in questo periodo di grande sofferenza”. Al parroco era stato consigliato dalla diocesi di ridurre lo scampanio non liturgico. Ma lui ha deciso di zittire del tutto le campane e ha mobilitato i fedeli più integralisti con uno uno sfogo vittimista su Facebook. Dopo aver incassato l’ossequio della sindaca, ha ripristinato lo scampanio anomalo. La Regione Abruzzo ha stanziato 45mila euro a favore della struttura ecclesiastica Oasi dello Spirito a Montesilvano (PE) per ospitare persone positive al coronavirus. La cifra è relativa a un contratto per 60 giorni di utilizzo limitato ad affitto e utenze, escluse spese per sanificazione, mensa, pulizia locali, che saranno sempre a carico della Regione. Il Comune di Monte San Giovanni Campano (FR) ha pagato 2mila euro a una tv locale per trasmettere in diretta una messa solenne per la compatrona, dopo la richiesta di un prete della zona. Alla cerimonia era presente anche il sindaco Angelo Veronesi. Il consigliere comunale di Trieste Salvatore Porro ha scritto al locale archimandrita ortodosso per esprimere “come cattolico e politico” solidarietà dopo l’intervento delle forze dell’ordine per multare i partecipanti di una messa pasquale officiata con i fedeli nonostante le indicazioni sul distanziamento sociale contro il Covid-19. Il senatore Vittorio Sgarbi si è scagliato contro l’interruzione di una messa con assembramento a Gallignano, promettendo poi una interrogazione parlamentare. Lo stesso sacerdote sanzionato ha accennato all’interessamento di tre politici. Il sindaco di Montepulciano (SI) Michele Angiolini ha partecipato alle celebrazioni in chiesa, a porte chiuse, per l’apertura del Bravìo delle Botti. Menzione eccezionale per uno degli esponenti del movimento delle sardine, Mattia Santori, che non essendo candidato a ruoli istituzionali non rientrerebbe tra le categorie normalmente candidate alle clericalate. Santori ha infatti citato tra gli “alleati” contro la “povertà” anche la Chiesa cattolica, fregiandosi del sostegno di esponenti religiosi (come già emerso) nonché di aver ricevuto una telefonata da papa Francesco per organizzare un incontro in Vaticano. In realtà si trattava di uno scherzo, architettato dalla redazione del programma radiofonico di Radio24 La Zanzara, con Bergoglio impersonato dall’imitatore Andro Merkù. Per quanto riguarda iniziative non riconducibili al clericalismo ma straordinariamente irrazionali, da segnalare come ulteriore menzione speciale: il leader della Lega Matteo Salvini riprende le tesi complottiste e pseudoscientifiche del premio Nobel Luc Montagnier sul coronavirus.

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Macron annuncia stretta su islamismo radicale: “Stop a scuole religiose”

“Le scuole devono istruire dei cittadini, non dei credenti”, ha detto il presidente, dopo che le autorità hanno scoperto numerose scuole ‘clandestine’ dove c’è l’obbligo di preghiera e il personale femminile indossa il niqab o il velo.

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Stop alle scuole religiose controllate dagli imam, divieto di esporre simboli religiosi come il velo, anche per le dipendenti delle aziende private che forniscono servizi pubblici. Sono alcune delle misure annunciate dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron nell’ambito dell’offensiva contro l’islamismo radicale. A partire dal prossimo anno, ha detto Macron, l’iscrizione nelle scuole regolari sarà obbligatoria per tutti i ragazzi francesi, con eccezione per quei casi in cui le lezioni ‘private’ si rendono necessarie per ragioni di salute. “Le scuole devono istruire dei cittadini, non dei credenti”, ha detto il presidente, dopo che le autorità hanno scoperto numerose scuole ‘clandestine’ dove c’è l’obbligo di preghiera e il personale femminile indossa il niqab o il velo. Inoltre, ha annunciato il presidente, il divieto di indossare simboli religiosi, che colpisce particolarmente le donne di fede islamica, sarà esteso anche alle lavoratrici del settore privato, impiegate in aziende che forniscono servizi di utilità pubblica. Lo Stato, ha detto Macron, avrà anche il potere di ribaltare le decisioni degli enti locali che cedono alle pressioni degli islamisti, permettendo “menù religiosi nelle mense scolastiche o la separazione tra uomini e donne nelle piscine.

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Il Venti Settembre è una festa. Anche perché l’Italia ha vinto una guerra contro il papa.

Non ci può essere Italia senza Roma, la sua capitale. Tuttavia, Roma diventò italiana quando l’Italia esisteva già da nove anni. Accadde infatti il 20 settembre 1870: esattamente 150 anni dopo, dovremmo quindi festeggiare. Tutti.

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Non ci può essere Italia senza Roma, la sua capitale. Tuttavia, Roma diventò italiana quando l’Italia esisteva già da nove anni. Accadde infatti il 20 settembre 1870: esattamente 150 anni dopo, dovremmo quindi festeggiare. Tutti. Ma non accadrà, per quanto grande possa essere l’impegno dell’Uaar e degli attivisti laici.
Roma era la capitale di uno stato arretrato e illiberale perché il potere era nelle mani del papa e dei cardinali
Non accadrà perché i politici e i mezzi di informazione non hanno molto interesse a ricordare alla popolazione il motivo per cui, 150 anni e un giorno fa, Roma non faceva parte dell’Italia. La città eterna era allora la capitale di un altro stato, diverso dall’Italia. Molto diverso. Uno stato arretrato: anzi, uno dei più arretrati d’Europa. Uno stato illiberale: per la precisione, uno dei meno liberi d’Europa. Roma era la capitale di uno stato arretrato e illiberale perché il potere era nelle mani del papa e dei cardinali. Nel vero senso della parola: governavano loro. Facevano e disfacevano tutto loro.E mandavano alla forca tante persone che volevano un cambiamento. Poiché si tratta di dati di fatto, chi detiene il potere non ha troppo interesse a trasmetterli alla cittadinanza. Al punto che, nel 2010, le autorità italiane presenti alla cerimonia ufficiale del Venti Settembre rimasero addirittura zitte. Lasciarono parlare, e con toni da vero vincitore, soltanto il segretario vaticano Bertone (quello del superattico costruito con i soldi di un ospedale per bambini). Nello stesso tempo, gli attivisti Uaar venivano bloccati dalla Digos: una specie di rievocazione storica di quanta poca libertà di espressione vi fosse a Roma finché c’era il papa-re. Quest’anno, come se non bastasse la pandemia, il governo ha convocato elezioni e referendum proprio il 20 settembre: quando si dicono le coincidenze (clericali). Così vanno purtroppo le cose in Vaticalia: siamo un paese a sovranità limitata. E non da adesso. Per oltre mille anni, dalla metà dell’ottavo secolo fino al 1870, una parte importante del territorio italiano somigliava infatti parecchio a quello che oggi è l’Iran (ma da soli quarant’anni): una teocrazia. Era persino peggio, a ben vedere: perché l’Iran è una repubblica, mentre lo Stato pontificio era invece una monarchia, con a capo il papa-re. Il papa deteneva anche il potere militare, quello legislativo, quello esecutivo, quello giudiziario. Con buona pace dei buontemponi che sostengono che la laicità l’ha inventata il cristianesimo, una simile concentrazione del potere in una sola persona è degna semmai di un califfo. Al punto che è forse più facile che siano stati i papi, successori di san Pietro, a copiare i califfi, successori di Maometto.
La loro disinvoltura fu premiata: ottennero tutti i territori ex-bizantini e diverse zone limitrofe
Perché quando nacque lo Stato pontificio, a metà dell’ottavo secolo, la religione trendy era l’islam. Il califfato abbaside, nato proprio in quegli anni, si estendeva ormai dalla Spagna all’Afghanistan. L’islam aveva clamorosamente ridimensionato l’impero bizantino: che non andava ormai molto oltre l’attuale Turchia, ma che in Italia continuava formalmente a possedere parti della Romagna, dell’Umbria e delle Marche, nonché il Lazio. Poiché era un governo remoto e debolissimo, i papi decisero che era venuto il momento di mettersi in proprio. Essendo però molto meno potenti dei califfi, furono costretti ad allearsi: prima con i longobardi contro i bizantini, poi con i franchi contro i longobardi. Senza alcuna preoccupazione etica. Ma la loro disinvoltura fu premiata: ottennero tutti i territori ex-bizantini e diverse zone limitrofe, arrivando fino a Bologna. Giustificarono tali possedimenti inventandosi in modo ancora più spudorato un famosissimo falso storico, la donazione di Costantino. Nello Stato della chiesa comandavano loro, che assegnavano gli incarichi ai familiari e agli ecclesiastici. Non c’era libertà di espressione: i dissenzienti venivano condannati a morte. Non c’era libertà religiosa: si poteva essere soltanto cattolici (o ebrei: ma a condizione di vivere nel ghetto). Non c’erano nemmeno libertà politiche: non si tenevano elezioni, e anche i governatori locali erano nominati dai papi. Nei territori occupati scoppiavano periodiche rivolte, ma venivano regolarmente represse col sangue: contro i forlivesi fu persino indetta una crociata. Era un vero e proprio totalitarismo, prima del totalitarismo. Nel 1849, però, Roma fu lo scenario di un brillante esempio di anti-totalitarismo. In seguito all’ennesimo tumulto popolare, Pio IX fuggì, e fu proclamata la Repubblica romana. Furono introdotte la democrazia, libere elezioni a suffragio universale e le libertà di religione e di parola, e furono abolite la censura, la tortura e la pena di morte. Se vi piace la costituzione italiana, sappiate che è enormemente più vicina a quella della Repubblica romana che a quella attuale del Vaticano, il cui impianto somiglia invece ancora moltissimo a quella del papa-califfo. Patrioti da ogni regione affluirono allora nella Repubblica romana, con la speranza che la fosse la prima pietra su cui costruire la nazione italiana. Ma durò solo qualche mese. Fu spenta dall’invasione degli eserciti francese, austriaco e spagnolo, tutti accorsi in aiuto del papa.
Tuttavia, dieci anni dopo fu il nascente stato italiano a invadere quello pontificio
Tuttavia, dieci anni dopo fu il nascente stato italiano a invadere quello pontificio, conquistando le Marche e l’Umbria, mentre Bologna e la Romagna si erano già liberate da sole dall’autorità papale. Ancora dieci anni e fu il turno del Lazio: il 20 settembre 1870 fu infine conquistata anche Roma. Fu una guerra? Sì: anche se fece poche vittime, lo fu. Fu una guerra necessaria per unire l’Italia: la legittimità dell’intervento fu confermata dai successivi plebisciti – svoltisi in regioni dove, finché c’era il papa-re, non si poteva nemmeno votare. La breccia di Porta Pia non concretizzò tutte le speranze suscitate venti anni prima della Repubblica romana? È vero anche questo. Ma aprì comunque una stagione di riforme e di (parziale) laicità laddove prima c’era un arcaico regime assolutista,inviso a gran parte della popolazione. Ci sono dunque due buonissime ragioni per celebrare ancora oggi il Venti Settembre. È la data che rappresenta l’Unità d’Italia: non a caso, fino al fascismo fu festa nazionale ogni anno, a differenza del 17 marzo (che fu festeggiato soltanto nel 1911). Ed è la data che rappresenta la nascita, per quanto imperfetta, della laicità dello stato italiano: guarda caso, il fascismo soppresse la festività subito dopo la stipula dei Patti lateranensi e la creazione dello Stato della Città del Vaticano, lo stato più piccolo e meno democratico al mondo. Festeggiare il Venti Settembre significa quindi anche ricordare che, per essere liberi, vivere in una democrazia, avere uguali diritti – in poche parole, per affermare i migliori valori della nostra società – si dovettero usare controvoglia le armi. E se le ultime parole vi hanno ricordato anche la Liberazione, meglio.

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Cala l’8×1000 alla Chiesa e sale quello allo Stato

Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, non nasconde la propria soddisfazione rispetto ai dati diffusi in questi giorni dal Mef

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«Nonostante le martellanti e costosissime campagne pubblicitarie in onda su tutte le tv, la Chiesa cattolica continua a perdere colpi in materia di 8×1000. I dati resi noti dal ministero dell’Economia mostrano che nel 2019 è stato il 31,8% dei contribuenti ad apporre la propria firma nella casella della Chiesa: un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente. Un calo costante dal 2014, quando era il 37,04% a scegliere come destinazione la Chiesa cattolica».
Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, non nasconde la propria soddisfazione rispetto ai dati diffusi in questi giorni dal Mef: «Si tratta di numeri che certificano non solo un allontanamento degli italiani dalla religione – come confermato dall’Istat che ha reso noto che durante il lockdown solo il 42% degli italiani ha pregato almeno una volta a settimana – ma anche una maggiore propensione alla laicità sul tema della spesa pubblica. Un risultato che ci spinge a continuare con ancora più convinzione nella campagna “Occhiopermille”, che da anni ci vede impegnati in prima linea affinché i contribuenti facciano una scelta informata in materia».
Sulla stessa lunghezza d’onda il responsabile della campagna, Manuel Bianco: «Cresce ancora lo Stato, anche se colpevolmente non fa nessuna forma di pubblicità a suo favore», sottolinea. «E crescono anche i contribuenti che non appongono nessuna firma (quasi il 60% del totale), molti pensando che in questo modo i soldi rimangano allo Stato. Sbagliato! Con il 31,80% delle scelte la Chiesa cattolica metterà le mani sul 77,18% della torta! Proprio per far comprendere i tanti aspetti perversi dell’8×1000, la campagna “Occhiopermille” si è recentemente arricchita di nuove infografiche (“8 fatti per l’8×1000”) e di un quiz per il contribuente che non vuole farsi ingannare. Tutti materiali disponibili sul sito occhiopermille.it. Nonostante la soddisfazione di questi giorni – conclude Bianco – l’Uaar continuerà a lavorare affinché il sistema dell’8×1000 venga abolito o quantomeno sostituito con un sistema di tassazione diretta, ossia con una tassazione aggiuntiva solo per i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la propria religione. Come avviene per esempio in Germania, Svizzera, Austria e nei paesi scandinavi».


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30 April 2017

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