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Violenze all’oratorio: 10 anni di carcere ad allenatore pedofilo

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Il 47enne aveva approfittato di due ragazzini che dovrà risarcire con 10mila Euro ciascuno

Dieci anni di reclusione per violenza su un ragazzino del quale era allenatore di calcio e su un amichetto del figlio: è la condanna inflitta dai giudici della quarta sezione penale del tribunale a Danilo C. di 47 anni, detenuto a Regina Coeli dal febbraio dello scorso anno. L’uomo infatti, con la promessa di regali e la scusa di una partita alla Wii, aveva attirato i due per poi molestarli.

IL RISARCIMENTO – Quando era allenatore della squadra di calcio della parrocchia di San Giuseppe Martire di Acilia, il 47enne aveva dunque approfittato di uno dei suoi allievi e sottoposto a violenza un amichetto di suo figlio. Dopo le agghiaccianti testimonianze dei bambini che avevano confermato di aver subito attenzioni “particolari” dal loro allenatore, i giudici del Riesame avevano già bocciato la richiesta di scarcerazione, spiegando che “L’arrestato ha mostrato un impulso criminale irrefrenabile e per questo nessun’altra misura di custodia è allo stato idonea a fronteggiarlo”. Adesso è arrivata la sentenza di giudizio: il condannato, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto 15 anni e 8 mesi di reclusione, dovrà scontare dieci anni di reclusione e risarcire in separata sede i due ragazzini violentati versando immediatamente una provvisionale di 10mila euro ciascuno.

LE VIOLENZE – Secondo la ricostruzione degli investigatori la violenza sul ragazzino che seguiva il corso di calcio avvenne tra ottobre e novembre del 2012 all’interno dell’oratorio mentre la seconda sarebbe avvenuta tra il 2011 e il 2013. L’arresto era scattato in seguito alla denuncia dei genitori dei due bambini di 9 anni. L’uomo, sposato e con tre figli, aveva sempre negato l’accaduto. Attualmente è in corso nei sui confronti anche un altro provvedimento, sempre per violenza sessuale su uno dei suoi allievi alla scuola di calcio.

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Violenze sui minori da parte di religiosi

Parrocchie chiamate a risarcire le vittime

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Una sentenza storica. È quella pronunciata nei mesi scorsi dal Tribunale civile di Como e confermata dai giudici dell’Appello di Milano (non vi è stato ricorso al terzo grado di giudizio).
Una decisione, quella maturata nel palazzo di giustizia lariano ormai tempo addietro (emersa solo in queste ore), che interviene in modo pesante nelle vicende di abusi da parte di religiosi avvenuti all’interno delle parrocchie e che mette nero su bianco il risarcimento alla vittima da parte della Diocesi e pure della parrocchia. La vicenda che ha portato a questa storica sentenza, che ha pochi precedenti in Italia, risale a molti anni fa. Un giovane fu costretto a subire abusi da parte di quello che era il suo parroco. Sentenza penale nel frattempo diventata definitiva. Il fascicolo era quindi finito sul tavolo del giudice civile, cui i parenti della vittima si erano rivolti per tutelare i propri interessi. Con loro, in udienza, erano stati citati anche la Diocesi di Como, dove il prete prestava la propria opera, e la parrocchia cui era stato assegnato e dove sarebbero avvenute le violenze. E il giudice ha riconosciuto la responsabilità di entrambi gli Enti ecclesiastici, chiamati a risarcire in solido la vittima e i genitori.

«Il parroco è il legale rappresentante della parrocchia – si legge nelle motivazioni – La rappresenta in tutti i negozi giuridici, ne amministra i beni. Il parroco è il “pastore” di una comunità di fedeli. Ed è la stessa Diocesi a riconoscere il ruolo di centralità del parroco nella gestione e nella amministrazione della parrocchia».
Premessa che porta poi a dire che «i fatti di grave violenza hanno trovato occasione nell’esercizio delle attività della parrocchia» cui il ragazzo era affidato. Da qui, dunque, le responsabilità dell’Ente religioso che al contrario sosteneva di essere lui stesso parte lesa «per colpa del comportamento del parroco». Sostenendo che quest’ultimo agiva come «privato cittadino» e per un fine «strettamente personale». Tesi tuttavia non accolta dai giudici. Per quanto riguarda la Diocesi, invece, i giudici hanno fatto notare come «il diritto canonico ponga in capo al Vescovo pregnanti doveri di vigilanza, controllo e direzione di tutta la Diocesi, comprese le parrocchie». Il parroco insomma, «pur non essendo legato da vincoli di lavoro subordinato con la Diocesi, è soggetto al potere di indirizzo e di controllo del Vescovo, il quale rappresenta la Diocesi, ed in ciò si sostanzia il rapporto di preposizione che giustifica» la decisione.





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PRETI PEDOFILI

Suore accusate di pedofilia, indagini in Cile

«Minori trattate come schiave»

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La Santa Sede ha inviato in Cile una missione per indagare sulle accuse di abuso sessuale rivolte alla Congregazione delle Suoredel Buon Samaritano del Molina, con sede nella diocesi di Talca, 240 chilometri a sud di Santiago del Cile. In un comunicato la Nunziatura della capitale ha precisato che la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica svolgerà una visita apostolica nell’istituto delle Suore del Buon Samaritano del Molina che, cominciata mercoledì, durerà alcuni mesi.

Gli inviati sono suor Rosario Alonso, figlia di Maria Ausiliatrice, che sarà affiancata da Maurizio Bridio, frate francescano conventuale. Si tratta della prima indagine vaticana in una congregazione femminile del Cile, frutto di denunce fatte da ex suore alcuni mesi fa, filtrate alla stampa. La più sconvolgente è stata quella di Consuelo Gmez che ha raccontato ad un giornale cileno di essere stata vittima di abusi sessuali e di coscienza mentre era religiosa nella congregazione, oltre ad essere stata trattata come una «schiava».





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Crediti :

il Messaggero

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Pedofilia: perquisiti gli archivi del presidente dei vescovi statunitensi

Decine di agenti di polizia federale e locale sono intervenuti a sorpresa negli uffici della diocesi di Galverston-Houston

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NEW YORK – In un drammatico sviluppo nella crisi degli abusi che è tornata a investire la Chiesa cattolica negli USA, decine di agenti di polizia federale e locale hanno fatto una perquisizione a sorpresa negli uffici della diocesi di Galverston-Houston cercando prove di un caso di abusi sessuali di cui l’arcivescovo cardinale Daniel DiNardo sarebbe stato a conoscenza e avrebbe egualmente insabbiato. DiNardo è anche il presidente della Conferenza Episcopale americana. Il raid a Houston è l’ultimo sintomo della nuova crisi degli abusi e relativi cover-up riemersa quando la scorsa estate un gran giurì della Pennsylvania ha pubblicato un dossier contenente i nomi di 300 preti molestatori.

La chiesa americana guidata dal cardinale DiNardo è al centro di inchieste federali in una decina di stati USA e il Dipartimento della Giustizia ha ordinato ai vescovi di non distruggere documenti che potrebbero contribuire a risolvere casi di molestie. Prima del raid di oggi, in ottobre il Procuratore generale del Michigan aveva mandato gli agenti in tutte e sette le diocesi dello stato. I Rangers dello stato del Texas sono usciti con scatoloni di documenti dalla lunga perquisizione a Houston – durata una decina di ore – con quello che i media statunitensi hanno definito “l’archivio segreto” della arcidiocesi.

Come volto pubblico della Chiesa americana, il cardinale DiNardo ha incoraggiato la massima cooperazione di tutti i vescovi e prelati statunitensi con le autorità civili. E tuttavia il suo ufficio ha definito “ingiustificata” la perquisizione asserendo che il materiale richiesto era già stato consegnato. Di diverso avviso è stata la Procura, secondo cui l’arcidiocesi non ha trasmesso tutta la documentazione al centro del caso in questione che riguarda il reverendo Manuel LaRosa-Lopez, arrestato in settembre per atti osceni su minore: “Ma se troviamo materiale relativo ad altri casi raccoglieremo anche quelli”, ha detto il sostituto procuratore J. Tyler Dunmam. Padre LaRosa-Lopez aveva lavorato per decenni per l’arcidiocesi. Il cardinale DiNardo lo aveva assegnato a lavorare con una parrocchia e promosso vicario per gli ispanici pur sapendo che era stato accusato nel 2001 di aver molestato una ragazzina.





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