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Vittima di un prete pedofilo? Ecco cosa fare e cosa non fare

I casi di abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa Cattolica ai danni dei bambini sono ormai tristemente numerosissimi. Ecco come comportarsi se si è vittima di un abuso

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In primo luogo ricordatevi che non siete soli, non restate nel silenzio e non chiudetevi in voi stessi  col vostro dramma, sia che siate i genitori di una vittima, sia che siate la vittima stessa. Purtroppo le vittime dei preti pedofili si sentono colpevoli di un atto  sessuale anomalo, difficilmente confessabile. Le vittime subiscono il rapporto sessuale  esercitando una resistenza passiva. Un meccanismo  di difesa bene conosciuto dalla psicologia.

marco dimitri

A volte passano anni prima che l’abusato riesca a trovare la forza di  denunciare o semplicemente raccontare l’esperienza subita.

Bisogna armarsi di coraggio, trovare la forza di rivolgersi alle autorità come i Carabinieri e la Polizia di Stato. Nessuno vi prenderà in giro, i reparti operativi di polizia conoscono bene il fenomeno, hanno personale qualificato, psicologi, medici.

QUELLO CHE NON DOVETE MAI FARE

Non denunciate nulla all’autorità  ecclesiastica, nulla ad altri preti, nula ai vescovi, nulla al Papa stesso. I precedenti storici  mostrano che la vicenda verrebbe insabbiata, sminuita. La vittima trattata come complice del reato con domande tipo: “Perchè ci sei stato?”, “Perchè sei tornato da lui?”. Entra in gioco, in sostanza,  un meccanismo  in grado di chiudere la vittima  all’interno di un labirinto  in grado di farla desistere, si sente egli stesso colpevole. Lo scopo principale è ovviamente proteggere  la Chiesa e, per quanto possibile,  il prete abusatore, spostando quest’ultimo di sede in sede, di parrocchia in parrocchia.

È vero che il papa ha dato delle direttive comportamentali in caso di un abuso su un  minore, tuttavia sono  semplici consigli, linee guida e non regole da rispettare minuziosamente.

A volte   i vescovi rifiutano di denunciare il fatto “per proteggere la vittima“.

Cardinale Bagnasco: “Il no alle denunce? E’ per la privacy delle vittime” (Cit.)

Ad ogni buon conto abbiamo su questo sito un database dei nominativi dei preti italiani coinvolti in casi di pedofilia.

Le denunce, quindi, vanno sempre presentate alle nostyre forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri). In alternativa in Italia è operante la Rete l’Abuso che fornisce aiuto ed assistenza legale gratuita.

Dietro il consiglio di non rivolgersi all’autorità ecclesiastica, è legata anche la prescrizione del reato subito che, per coloro che sono stati abusati prima del 2014,  è di 10 anni, dopo il 2014, grazie alla ratifica del Trattato di Lanzarote, è di anni 20. In entrambi i casi, la tendenza della chiesa è quella di far intervenire – con lungaggini fatte ad hoc come per esempio il processo canonico – la prescrizione del reato.

Prescrizione, quando interviene ?

Esistono due prescrizioni differenti, una è quella del rito penale, l’altra del rito civile.

Prescrizione penale

Come spiegavamo poco sopra, la prescrizione penale, fino al 2014 è di 10 anni, dopo il 2014 di 20 e parte, nel primo caso, dalla data in cui il reato si è consumato, nel secondo invece, dal compimento del 18° anno di età della vittima. Purtroppo spesso la vittima impiega molto tempo nel maturare il trauma e, frequentemente, ci si ritrova prescritti sotto il punto di vista del rito penale, ma non scoraggiatevi, c’è ancora la possibilità del rito civile.

Prescrizione civile

A differenza di quella penale, la prescrizione civile ha un tempo di intervento decisamente minore, soli 5 anni. Tuttavia la maturazione della prescrizione civile ha tempi differenti e non inizia a maturare dall’anno in cui il reato è stato commesso o dal 18° anno di età, ma parte dal momento in cui la vittima acquisisce consapevolezza del danno subito.

Qui torna utile il consiglio dato in precedenza, quello di non rivolgersi all’autorità ecclesiastica perché uno dei parametri che dimostra la consapevolezza della vittima, è proprio quello della formale denuncia e della successiva richiesta di risarcimento del danno.

Se vi rivolgete all’autorità ecclesiastica, di persona o ancor peggio scrivendo, fornite loro la prova di aver acquisito la consapevolezza del crimine subito, prova che la chiesa utilizzerà, non solo per far estinguere la vostra prescrizione, ma la porterà all’attenzione del giudice nel procedimento civile e se i 5 anni dalla data di quella comunicazioni (verbale o scritta) sono passati, il giudice archivierà immediatamente la richiesta di risarcimento in sede civile, a quel punto non avrete più alcuna speranza di ottenere giustizia o di essere risarciti.

Che differenza c’è tra un processo civile e uno canonico? 

Per i processi civili (quelli celebrati nei tribunali tradizionali) la pedofilia è un reato e la vittima è la parte lesa, ovvero colei che ha subito il danno. I processi civili prevedono per il colpevole una pena detentiva e il risarcimento del danno causato alla vittima.

Per i processi canonici (quelli celebrati dalla chiesa) la pedofilia è un reato che si basa sul 6° comandamento (non commettere atti impuri), un’offesa a Dio e non un reato contro chi ha subito la violenza. La massima pena prevista nei processi canonici è la riduzione allo stato laicale che, tuttavia, avviene solo nei casi più gravi. Generalmente il sacerdote abusatore non subisce pene superiori ai 5 anni di sospensione, ovvero una dispensa temporanea. Per la vittima non è prevista alcuna forma di indennizzo o di aiuto, anche se in alcuni casi, spesso dietro all’unico interesse: tutelare l’immagine della chiesa e il pedofilo, vengono stipulati accordi tra le parti con indennizzi ridicoli (max 30 mila euro) e l’obbligo della segretezza; pena la restituzione dell’indennizzo.

 
  

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Cosa accadrà quando Padre Pio e le forze ribelli non riusciranno più a contenere le epidemie di morbillo?

Ci avviseranno con segnali subliminali? Troveranno un rimedio all’americana dove gli ultimi 7 secondi saranno destinati al crollo delle case farmaceutiche sotto i duri clpi delle spade laser. Non faranno nulla?

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Li senti quasi squittire per le strade: “Morbillo? Ma li è tutto un giro di soldi, nessuno nella mia famiglia è morto col morbillo, ecco al limite possono servire gli antibiotici se uno fatica a guarire dal morbillo!”.

Malattie come peste, vaiolo, lebbra, sono state debellate dai vaccini. In quel caso però si fa finta di nulla, ciò che è lodevole traguardo unano viene riversato nel cuore delle statue dopo che il santo dei santi abbia accolto e dato il benestare. Attenti però, un salumiere, un impiegato delle poste, un barbiere potrebbero scoprire il bluff: “Quella roba fa finta di curarci ma in realtà ci fa venire il cancro” .

Succede che studiosi che hanno dedicato l’intera vita alla ricerca vengano viste come la radice del male, pronta a speculare. E’ uno sporco gioco che usa il terrore partorito dall’ignoranza nei confronti di un nemico molto più forte, un nemico che non può fingere, ha l’obiettivo di ucciderti ed il potere di nascondersi.

Mai arrendersi. L’informazione va sempre erogata dagli organi competenti. Dispiace però vengano inquadrati, nel mirino dell’imbecillità, esperienze e risultati così cristallini da avere debellato senza ombra di dubbio, malattie terribili, dispiace si debba tornare a ricamare col filo di una ignoranza cronica. In poche parole fluttuando nella mente di certi “politici” la vita di un bambino sembra valere meno di una tessera di partito. Secoli di studi (e di risultati positivi) dovrebbero cedere al sapere scientifico di chi si sbalordisce nell’osservare acqua e aceto messi assieme iniziare la danza magica del frizzare.

Marco Dimitri

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Le teorie del complotto? Non si fermano nemmeno davanti ai bambini. La foto è reale

Ogni strage, ogni incidente, tutto ciò che viene presentato in un contesto, vuoi politico, vuoi religioso, viene recepito da una forma di stupidità popolare come un complotto.

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Ci risiamo, ennesima strage, ennesima teoria del complotto che non risparmia nemmeno i bambini.  Ora le morti in mare sarebbero tutte finte, i cadaveri? Dei manichini.  A che pro? La gente crede di essere così importante tanto che i governi sono disposti a tutto per loro, pure a simulare la realtà con attori, manichini,  tutto in segreto ma, sbadati… dimenticando le foto che provano un complotto?

Questa foto sta diventando virale,  è impressionante come l’ingenuità popolare arrivi a credere a cose impossibili. Del resto, ricordiamolo, anche per la strage di Nizza iniziarono a girare foto con grandi scritte gialle in cui veniva affermato che tutte le vittime fossero manichini, il camion fosse guidato dalla CIA ed altre cazzate che solo una mente con bisogno d’aiuto può credere.

La prima foto è chiaramente  ritagliata ed incollata, i fari non illuminano i due soccorritori, anzi i due soccorritori verrebbero ripresi in controluce. Inoltre tutti sanno che per i vari fotomontaggi lo sfondo deve essere verde, un colore che viene poi rimosso  in fase di montaggio e sostituito con uno sfondo.

La seconda foto purtroppo è reale

Da notare l’errore di ritaglio della gamba del soccorritore di destra, la mancanza di illuminazione sui  tre soggetti.

Ed ora, per sanare ogni dubbio vi mostriamo il video del soccorso in mare. Il video non è adatto a persone impressionabili.

 

La posizione innaturale del piccolo cadavere è dovuta al rigor mortis, un cadavere diventa rigido  come il marmo mantenendo l’ultima posizione.

In ultimo cosa sarebbe stato secondo i complottisti, un’azione della sinistra per riversare la colpa sul Ministro degli Interni Matteo Salvini quando il naufragio è avvenuto in acque libiche?

 
  

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Solidarietà al Prof. Roberto Burioni

Non solo il Ministro degli Interni Si comporta da Ministro della Sanità, ora scende in campo anche il Codacons che chiede addirittura la radiazione dall’Albo

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Le dichiarazioni offensive e non costruttive sarebbero queste? “No, Ministro Salvini dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi. Sono gli stessi vaccini che vengono usati con identici tempi e identici modi in tutto il mondo. Sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite“.

“Ministro Salvini lei ha detto una cosa non rispondente al vero, perché quelli che riporto io sono fatti, suffragati da dati scientifici solidissimi. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto“.

Adesso i risultati scientifici pubblicati devono essere opinioni di confronto tra parti? Perchè leggo nell’atto di accusa “… contrarie ad ogni confronto costruttivo con le famiglie su un tema delicato come le vaccinazioni“. Nonostante il Prof. Burioni abbia scritto interi libri ed interi articoli cercando di semplificare il più possibile il tema vaccinazioni rendendolo comprensibile con degli esempi logici a tutte le famiglie, il Codacons nell’atto non cita l’immenso lavoro svolto dal Prof. Roberto Burioni, anzi, si spinge oltre  facendo capire che i traguardi scientifici devono essere opinabili e soggetti al dialogo con le famiglie.  Immaginate se fosse un cardiochirurgo, dovrebbe chiedere “Cari parenti e cara famiglia del malato sotto anestesia, secondo voi è meglio che incida qua oppure qua? Che faccio tampono?” Una simile stupidaggine può essere partorita solo dal Codacons. Altra cosa, vi ricordate di quante famiglie scesero in piazza per sostenere il Metodo Stamina? . Ad ognuno il proprio ruolo.

Se la strategia politica del Ministro dell’Interno Matteo Salvini consta  nell’uso dell’ignoranza popolare e della psicosi contro i vaccini (nata da una famosa bufala) per  prendere più voti a spese della salute pubblica, direi proprio  che non c’è nulla  che egli possa lamentare, specialmente quando un immunologo  lo ammonisce.  Del resto Salvini non è un medico, Burioni si.

 
  

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