Cultura Generale

Zoomorfismo

2013074810Il culto di animali vivi, cui si è attribuito il nome di zoolatria, era notevolmente diffuso nei popoli antichi; spesso gli stessi animali erano ritenuti più o meno largamente partecipi dei poteri soprannaturali delle divinità. Nella mitologia greca, per esempio il pavone è simbolo di Era, l’aquila di Zeus, la pantera accompagna Dionisio.
A molti dei furono attribuiti figure di animali o di essere umano con testa o busto di animale; per esempio gli antichi Egizi adoravano Anubi dalla testa di sciacallo, Muth dalle sembianze di avvoltoio. Altri esempi li possiamo trovare all’interno della mitologia indù, per esempio Ganesha ha la testa di elefante.

Per zoolatria si intende il culto che considera gli animali come manifestazioni della divinità, mentre lo zoomorfismo è l’attribuzione di carattere e qualità animali ad esseri umani o inanimati o a fenomeni naturali o soprannaturali; il termine deriva da due etimi greci: animale e forma.
Molto spesso gli antichi immaginavano esseri fantastici che venivano descritti prendendo i caratteri più salienti di vari animali reali, per esempio i Centauri, metà uomini e metà cavalli; il Minotauro, un unione fra uomo e toro, oppure le Arpie con i corpi di aquila e la testa di donne o le Sirene metà pesce e metà fanciulle splendide.
Il più famoso è la Chimera, descritta con un corpo leonino sul cui dorso si impiantava una seconda testa da capra e la cui coda terminava con una testa da serpente; successivamente il termine assunse un’idea fantastica o un’utopia irrealizzabile.

Nell’antico Egitto lo sciacallo, lo sparviero , l’ibis e/o il coccodrillo erano alcuni animali adorati e non sempre è così automatico cogliere il legame esistente fra forma animale e corrispondente divinità.
Amon, Ra e Ptah costituivano la cosidetta “Triade Dinastica”: la più celebre era Amon, dio del Cielo, della fertilità maschile e della virilità e poteva essere raffigurato da un ariete o da un’oca.
Ad Amon seguiva Ra rappresentato da un uomo con la testa di falco ed il sole sul capo; il Dio Horus, figlio di Osiride ed Iside, era un forte e potente falco.

Dopo la mummificazione gli organi interni del faraone venivano deposti in contenitori e questi contenitori venivano vigilati da quattro divinità: Amset aveva l’aspetto di un essere umano, Hapi, Khebehsenuf e Duamutaf erano rispettivamente un babbuino, un falco e uno sciacallo.
Theuth o Thoth, antropomorfo con la testa di Ibis, era il dio della luna; oppure Khepri, rappresentato da uno scarabeo, era il dio della rinascita quotidiana del sole: ogni mattina spingeva il sole, rappresentato da Ra, dall’oltretomba fino all’orizzonte dei deserti egiziani per ridare luce e calore dopo il freddo della notte e il calore del sole era simboleggiato dalla dea Bastet, figlia di Ra sotto le sembianze di una gatta.

L’antica Kom Ombo, situata sulla riva occidentale del Nilo, era il centro principale del culto di Sobek, una delle divinità più rappresentative della cultura egiziana: era raffigurato da un essere umano con la testa di coccodrillo, era il Dio dell’acqua e delle inondazioni del Nilo.
Iside, dea della fertilità femminile, era raffigurata da una mucca tra le cui corna era posto il sole e il Dio Khnum, raffigurato da un uomo con la testa di ariete, era considerato il creatore dell’umanità; utilizzava un tornio di vasaio per plasmare il corpo ed il “Ka” (forza vitale) di colui che stava per nascere; mentre il guardiano dell’oltretomba e Dio dell’imbalsamazione era Anubi, una delle figure di primo piano della cultura del mondo antico, viene raffigurato con la testa di sciacallo o di cane.

Gli animali considerati sacri perché incarnazione delle divinità venivano imbalsamati e ricevevano una sontuosa sepoltura con diversi sarcofagi e un corredo prezioso di gioielli.
Per esempio i gatti, dopo la morte, venivano imbalsamati, adagiati in sarcofagi dalla forma felina e deposti in camere sacre; anche i coccodrilli erano sottoposti ad imbalsamazione post-mortem, come i cani venivano inumati in casse di legno; nella tomba della regina Her-nit, a Sakkara, del 3150 a.C., è stata portata alla luce la sepoltura di un cane imbalsamato.

Un altro uccello sacro associato con il sole e consacrato a Ra, il dio solare egiziano, è la fenice, animale mitologico il cui canto è così splendido da far incantare anche le divinità, ma la sua caratteristica principale è quella di poter vivere molti secoli per poi morire in un falò da cui rinascerà subito dopo. Gli antichi egizi furono i primi a parlare della fenice ossia di Bennu, nome che deriverebbe dal verbo “benu” che significa,appunto, risplendere, sorgere e librarsi in volo.
I testi delle piramidi parlano di un uccello simile ad un airone comparso sulla prima collina emersa dalle acque primordiali; dall’Egitto il mito si sarebbe successivamente diffuso in Grecia.
Per gli alchimisti era il simbolo della trasmigrazione alchemica testimoniato dal fatto che sovente la pietra filosofale era chiamata Fenice; i miti della fenice sono molti e potrebbero basarsi sull’esistenza di un vero uccello che viveva nelle regioni dell’Arabia simile all’airone.

Il significato che comunemente si ricava dal mito della Fenice, in grado di risorgere dalle proprie ceneri, è considerare la fine di un ciclo non come distruzione, bensì comporta ripartire da dove si è arrivati per proseguire ciò che si sta attuando ad un livello superiore.
Anche i cinesi conoscevano un’analoga figura di animale mitico convenzionalmente chiamato fenice: rappresentato con corpo di drago e testa di fagiano, era anch’esso simbolo di immortalità.
Un altro animale che godeva di una spiccata sacralità era il leone, immagine della forza e del potere; figure leonine venivano poste agli ingressi di molti templi, secondo gli antichi egizi la potenza fisica e l’aggressività rendevano il leone un efficace protettore apotropaico di luoghi che dovevano essere ben custoditi.

Nella cultura egizia alla figura del Faraone veniva associata l’immagine della Sfinge, una creatura con corpo di leone e testa di uomo, di falco o di ariete; riferimenti al leone compaiono anche nell’iconografia associata a numerose divinità egizie come Bastet, Sekhmet, Maashes e Dedun.
L’appellativo “re degli animali” attribuito al leone risale al trattato “Il Fisiologo” del II-IV d.C. un testo che costituì il riferimento originale e il modello per molti bestiari medievali.
Nel Nuovo Testamento il leone viene usato metaforicamente in diversi modi, nella Prima lettera di Pietro il diavolo è paragonato a un leone ruggente “che cerca qualcuno da divorare”.
Statue di leoni sono spesso poste all’ingresso di palazzi, ponti o altre strutture architettoniche; rappresentazioni di leoni si trovano già nell’arte preistorica, un esempio sono i disegni di leoni nella Grotta Chauvet, uno dei siti più antichi relativi al paleolitico europeo.
Fra le numerose rappresentazioni di leoni nell’arte egizia particolarmente celebre è la Grande Sfinge di Giza.

Nel sito archeologico di Sigiriya, in Sri Lamka, si trova un ponte il cui ingresso ha la forma di un enorme bocca di leone spalancata, il sito risale al V secolo A.C. ed è patrimonio dell’umanità UNESCO.
Anche all’interno della scultura e dell’architettura della Cina antica compare la figura del leone, un esempio è la Città proibita, in cui coppie di leoni cinesi di pietra sono poste a guardia di quasi tutte le porte d’ingresso.
Gli animali hanno sempre suscitato nell’Uomo sentimenti di timore, rispetto e curiosità trovando espressione in tutte le varie forme di Arte, dalla letteratura all’architettura.

Le testimonianze più antiche risalgono a circa 100.000 anni fa, quando alcuni cacciatori primitivi rinchiusero crani di orso delle caverne in casse di pietra, che poi sotterrarono nel fondo di una caverna, a Drachenloch, nelle Alpi Svizzere. La disposizione di alcuni di questi crani, in rapporto ad altre ossa, rivela un’intenzione rituale e magica.
Rizzato sulle zampe posteriori l’orso delle caverne poteva raggiungere i 3,5 metri d’altezza e perciò costituiva un terribile predatore; circa 70.000 anni più tardi la caccia era ancora la principale fonte di sostentamento umana, un esempio sono i dipinti lasciati dagli uomini dell’età glaciale nelle grotte di Lascaux in Dordogna-Francia o come quelli di Altamira in Spagna.
In varie parti del mondo le società primitive praticano ancora il “totemismo”, un’organizzazione sociale fondata sul culto di un animale, considerato come protettore della tribù stessa.
In Africa sono famosi gli uomini leopardo, gli uomini babbuino, gl uomini leone, gli uomini coccodrillo o gli uomini vipera.

Le diverse tribù aborigene dell’Australia venerarono l’Emù, i serpenti o diverse larve di insetti, mentre gli Asmar della Nuova Guinea attribuiscono la loro origine a una specie di “mantide”.

 

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